Marissa Nadler: Little Hells

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Ver Sacrum Torna l’ammaliante Marissa Nadler con il quarto album della sua carriera. Dopo tre album di folk malinconico e chiaroscurale, impreziosito da delicate trame di chitarra finger-picked, Marissa ha sentito l’esigenza di provare a cercare nuove soluzioni, ampliando ulteriormente quanto già esplorato col precedente Songs III: Birds On Water. Gli arrangiamenti sono più ricchi rispetto alle scheletriche ballate dei due primi – imperdibili – album, soprattutto per quel che riguarda la sezione ritmica, e ogni tanto i brani cercano di guardare anche in altre direzioni, come l’inedita drum-machine di “Mary Come Alive”, che sfoggia influenze new wave quando entra in campo anche il synth, la ballata interamente pianistica di “The Hole Is Wide” o l’articolata batteria di “River Of Dirt”. Non si sta parlando di cambiamenti epocali, giacché le traiettorie sono sempre tutto sommato le stesse, con testi che parlano di amori infranti e solitudine, forse anche più schietti che in passato. Tuttavia, più che alla figura di sofferta folksinger questa volta si è più vicini a un elegante cantautorato tinto di malinconia. Difficile restarne delusi, perché la sostanza c’è, e sono ancora i piccoli inferni che Marissa Nadler ci ha sempre raccontato con la sua voce melodiosa.

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