Pan: White Bird Release

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Ver Sacrum È una sorta di piccolo bignami dell’opera di Mark Nelson questo nuovo White Bird Release, dato che sembra riassumere in nove tracce quelle che sono le varie diramazioni sonore che il nostro ha esplorato negli anni, a partire dal post-rock striato di ambient come Labradford fino a giungere all’attuale moniker. Come si evince leggendo i titoli dei brani, composti da una lettera di Robert Goddard a H. G. Wells, questo è il tipico disco di transizione, che non va in una direzione precisa e compiuta, ma esplora vari territori cari al progetto: suoni minimali e sparsi, basi ritmiche appena accennate, atmosfera nebulosa, tipica nella scuderia Kranky, chitarra tremolante e gentile, accenni vagamente jazz. Su tutto aleggia quell’ambient soffusa e dolcemente malinconica che ha fatto la fortuna del nostro. Torna anche l’apporto vocale, con quel recitato talmente assorbito dal suono da risultare intelligibile come ormai da tradizione. Non mancano poi i richiami dub, come in “How Much Progress One Makes”, o il beat materno e pulsante di “For Aiming At The Stars”. Disco di transizione, come si diceva, ma onesto e in ogni caso sempre superiore alla media dei dischi ambient che escono oggigiorno.

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