Dead Man's Hill: Songs from the upcoming apocalypse

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Ver Sacrum Devo confessare che, fino ad oggi, pur avendoli sentiti nominare, non avevo mai ascoltato lavori dei vari progetti di Bart Piette, (musicista belga che forse, sotto questo aspetto, sta cercando di eguagliare il record del grande Peter Andersson) mentre me ne sono capitati tra le mani due nel giro di pochissimo tempo. C’è da dire che, in effetti, la musica di Dead Man’s Hill è sufficientemente diversa da quella di Experiments In Darkness, che troverete recensito poco più in basso, da giustificare la creazione di due nominativi differenti; il tratto comune è la presenza di una base ambient scura, mentre per il resto le differenze sono evidenti. Le atmosfere qui presenti si avvicinano molto alle realtà industrial doom e possono rievocare certi lavori più vecchi dei Godflesh; le differenze sono però abbastanza nette: la chitarra ha un ruolo molto meno centrale, perché è in realtà sommersa da dosi pesantissime di tastiere che conferiscono un tono epico che il vecchio progetto di Justin Broaderick non aveva; nel complesso, nonostante il minor peso dato al suono delle chitarre, Dead Man’s Hill sono molto più spinti verso il metal. L’aria è meno cupa e soffocante e gli effetti applicati sulla voce le impartiscono un tono metallico e aspro, a tratti quasi dissonante, e molto meno tenebroso; è forse questo il maggiore limite di una produzione che, in linea di massima, non mi è dispiaciuta: la voce effettatissima risulta, alla lunga, un po’ piatta e fa fatica a reggere tutta la durata del CD. È forse per questo che, sul finire dell’album, ci sono alcuni brani in cui si cerca di uscire dagli schemi che ho appena cercato di descrivere: ad esempio “…And Back To What Happened In 2012” è un brano più spinto verso suoni death industrial a cui vengono sovrapposte voci campionate e devo dire che ha un impatto non indifferente. Nella successiva “The Earth Falls, And Will Not Rise Again” si perdono le caratteristiche distruttive del noise mentre fanno la loro comparsa percussioni etniche e alcune voci corali (suppongo provenienti da un campionatore) emergono con maggiore forza dal magma ambient scuro. Nel brano di chiusura, invece, si ritorna sulle atmosfere consuete.

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