Din [A] Tod: Westwerk

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Ver Sacrum Dopo essersi messi brillantemente in luce con il loro primo album The sound of crash, i Din [A] Tod replicano e si migliorano con l’ottimo Westwerk, disco per altro completamente diverso dal precedente. Il trio berlinese abbraccia ora un sound post-punk e lo fa con brillanti risultati, con dodici tracce che sembrano arrivare direttamente dai primi anni ’80 e che centrano pienamente l’obbiettivo. Il basso, la chitarra ed i synth analogici sono i grandi protagonisti di un disco che non conosce passaggi a vuoto dalla prima all’ultima delle sue dodici tracce. Si parte alla grande con i ritmi serrati di “Some kind of hate”, “Westwerk” e “Glory in the highest”, un trittico che già basterebbe a promuovere l’album, ma non da meno è la sensuale “Cold star”, cantata da Claudia Fasold. Tra le strumentali “Spartakus” e “Corridors” sono racchiusi due brani forse un gradino al di sotto degli altri (“Patron of the young” e “The Clockwork”), ma anche la riuscita cover di “Warsaw”; è però con il trittico finale costituito da “Fertile, yes!”, “Flames on calvary” e “Vorwaerts, Wir muessen zurueck” che i Din [A] Tod assestano altri tre micidiali colpi, che valgono a Westwerk la promozione a pieni voti. Senza inventare nulla di nuovo i berlinesi hanno realizzato un gran bel disco; al momento uno dei migliori album del 2009.

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