Give It A Name Festival

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Underøath

Underøath a Bologna, Foto di Grendel

L’ottima bill dell’edizione 2009 del Give It A Name ha fatto sì che all’Estragon di Bologna si dessero appuntamento un bel po’ di personaggi assai pittoreschi, la maggior parte dei quali doveva aver passato parecchio tempo a piastrarsi ben bene i capelli in modo che ciuffi e frangette risultassero perfettamente stirati. Neanche a dirlo pure l’abbigliamento di una buona fetta di pubblico era curatissimo, a differenza di quello dei componenti delle band che invece hanno sfoggiato soprattutto le loro qualità di performer e puntato ben poco sull’immagine (ad eccezione, però, del batterista degli Escape The Fate Robert Ortiz, che indossava addirittura un giaccone leopardato!).

Non ho potuto assistere all’esibizione dei romani Your Hero ma per fortuna non ho perso gli Innerpartysystem, che in molti non conoscevano ma che si sono rivelati la sorpresa del giorno, grazie ad una performance di tutto rispetto (durante la quale hanno eseguito alcuni brani tratti dal loro debut album, incluso il bellissimo singolo “Don’t stop”…) e alle sonorità proposte, piuttosto anomale per un festival del genere. Il loro ibrido tra emo ed elettronica super-pompata convince anche su disco ma in versione live acquisisce potenza e impatto, costringendo pure gli scettici a scuotere la testa e sgranchire le gambe. Di certo risentiremo parlare presto di questa formazione, e chissà che non ne nascano molte altre dedite a musica similare e capaci di attrarre sia il pubblico rock che quello del giro electro.

Decisamente meno coinvolgenti sono invece apparsi gli Emery, un po’ per il loro emo/alternative-rock che sa di già sentito e poi perché non sono riusciti a colpire del segno e a divertire. Il fatto che i componenti del gruppo ogni tanto si scambiassero gli strumenti non è servito a movimentare granché la situazione, e soprattutto c’è da domandarsi quale fosse la reale utilità del tastierista, che a parte suonare due-note-due e canticchiare qualche strofa di canzone ha avuto la sola funzione di “riempire” il palco (spesso gironzolava qua e là senza combinar nulla!) e tuffarsi sulla folla a fine show.

A seguire è stata la volta degli Escape The Fate, accolti da un boato e dalle urla delle ragazzine, in buona parte arrivate a Bologna solo perché c’erano loro (e la dimostrazione sta nel fatto che, alcune di queste, hanno abbandonato il locale subito dopo la performance dei quattro di Las Vegas!). In realtà Craig Mabbitt e soci non sono dei musicisti eccelsi (di errori, anche assai palesi, se ne sono notati parecchi…) ma possono contare su un grande entusiasmo, una presenza scenica notevole (considerando che sono poco più che ventenni…) e dei pezzi davvero trascinanti, vedi ad esempio “Something”, “You are so beautiful”, “The flood” e “Situations”, tanto per citare alcuni di quelli eseguiti. Sarà quindi interessante rivederli tra un po’, magari in veste di headliner, per constatare se l’esperienza live li avrà fatti crescere e trasformare in una band coi controfiocchi.

È stato poi il turno dei Thursday di Geoff Rickly, finalmente in Italia (dopo varie peripezie che in anni recenti avevano impedito loro di esibirsi dal vivo dalle nostre parti…) per presentare il nuovo album Common existence. L’idea era che avrebbero potuto suscitare molto entusiasmo nei presenti, anche perché in passato sono stati uno dei gruppi più rappresentativi della scena emo, invece la loro (valida) esibizione è filata via un po’ in sordina, o meglio è stata quasi ignorata dai giovanissimi e apprezzata molto di più dal pubblico adulto. Peccato perché la formazione del New Jersey ce l’ha messa tutta regalandoci uno show dinamico e intenso, durante il quale ha proposto un bel mix di materiale vecchio e nuovo. Da notare anche l’atteggiamento decisamente anti-divistico del chitarrista Tom Keeley, che si è sistemato da solo i cavi del suo strumento, sia prima che dopo il concerto.

Nonostante la quasi totalità dei gruppi presenti si sia resa protagonista di buone performance, quando sono saliti sul palco gli Underøath si è capito che i “vincitori” morali della serata, nonché mancati headliner, erano sicuramente loro. I sei di Tampa (Florida) sono sempre stati una magnifica live band, ma ogni volta che li rivedo mi sembrano più bravi e il loro sound più compatto e annichilente: assistere ad uno show della band di Aaron Gillespie significa andare a sbattere contro un muro di suono e lasciarsi travolgere da un fiume di note, ma di certo non si tratta di un’esperienza traumatica! In particolare il vocalist Spencer Chamberlain ha un gran carisma e sa davvero incantare l’audience, infatti dà l’impressione di distaccarsi da tutto e perdersi dentro la sua musica, lasciandosi completamente dominare da essa, ed è forse per questo che lo considero uno dei performer più “veri” tra quelli visti in azione negli ultimi tempi. Da brivido le versioni di “Slow seduction” (forse uno dei brani migliori tra i tanti scritti dal gruppo) e “Writing on the walls”, ma è inutile aggiungere che dall’inizio alla fine il concerto è stato godimento puro: non è da tutti saper abbinare tecnica, intrattenimento e passionalità, ma gli Underøath in questo sono dei maestri e i loro numerosissimi fan li adorano proprio per tale motivo. Non credo che in Italia le loro lyrics a tematica religiosa interessino a molti, ma di certo le sonorità proposte hanno fatto breccia in tantissimi cuori e sono destinate a diventare sempre più un punto di riferimento per varie tipologie di ascoltatori. Grandissimi, e non c’è altro da aggiungere.

A fine serata sono saliti sul palco i Taking Back Sunday di Adam Lazzara, che come ho già detto in precedenza avrebbero potuto tranquillamente scambiare il posto in scaletta con i floridiani, ma che invece in Italia sono sempre presenti in veste di headliner (vedi infatti il Taste of Chaos del 2006, occasione in cui si era verificata la medesima situazione). La formazione di Long Island è comunque molto interessante in versione live: anche in questo caso la bravura non manca e le buone canzoni pure (per fortuna i nostri hanno eseguito diversi brani tratti dell’ottimo Louder now, come ad esempio i super-orecchiabili “Make damn sure”, “Error: operator” e “Liar”, ma hanno anche suonato molti pezzi più datati e qualcosa dall’album New again, che in Italia uscirà a giugno 2009), ma tutta l’attenzione inevitabilmente cade sulle “prodezze” del buon Adam, che nonostante i diversi kili accumulati negli ultimi due anni (me lo ricordavo molto più magro…) è sempre agile e dà l’idea di essere un ballerino mancato. Tra le varie cose fatte val la pena menzionare il lancio del microfono oltre la struttura che sorreggeva le luci del palco, e il conseguente attorcigliamento del filo attorno a uno dei fari, problema che però l’imponente vocalist ha saputo gestire e risolvere in maniera assai professionale senza che né lui né gli altri dovessero fare alcuna pausa.

Insomma, le aspettative per questo evento erano grandi ma per fortuna tutto è andato per il meglio: interessanti e talvolta incredibili le band, buono il sound (specie nel caso delle performance degli Innerpartysystem e degli ultimi tre gruppi) e infine bella l’atmosfera e la reazione del pubblico, che in queste occasioni è sempre piuttosto partecipe ed entusiasta. Concludo però con una curiosità sugli Underøath e il loro batterista Aaron, buon cristiano e convinto sostenitore della parola di Dio: a fine festival l’ho visto “predicare” davanti a un gruppetto di ragazzi (ai quali stava dicendo che dovevano aver fede…), e la cosa è stata a dir poco strana perché io un tipo del genere (ha i capelli lunghi, l’aria da “alternativo” e tatuaggi un po’ su tutto il corpo…) in chiesa non l’ho davvero mai visto!!

Setlist concerto Taking Back Sunday:
You know how I do
Error: operator
Set phasers to stun
180 by summer
Carpathia
You’re so last summer
New again
Liar
Cute without the “E”
Sink into me
A decade under the influence
Ghost
Make damn sure

Escape The Fate

Escape The Fate a Bologna, Foto di Grendel

Links:

Innerpartysystem @ MySpace

Emery @ MySpace

Escape The Fate @ MySpace

Thursday @ MySpace

Underøath @ MySpace

Underøath: sito ufficiale

Taking Back Sunday @ MySpace

Taking Back Sunday: sito ufficiale

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