Kontour: Scanners

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Ver Sacrum Il cd di cui mi accingo a parlare è giunto in redazione con grandissimo ritardo rispetto all’effettiva data di uscita, ed è un peccato perché si tratta di una release interessante e abbastanza ricca di spunti. L’artista inglese che l’ha realizzata, ovverosia Kontour, appartiene alla scuola di coloro che producevano musica elettronica ben prima che i personal computer rendessero tanto facile farla, e si è servito principalmente di un vecchio Moog e di una drum-machine Roland CR-78, aggiungendo poi linee vocali davvero bizzarre e appropriate al contesto. Le tracce incluse nel disco sono infatti contraddistinte da un sound alienante, oscuro e per certi versi ipnotico, che a dispetto del suo minimalismo e della sua semplicità riesce a intrigare e convincere. Per quanto riguarda le lyrics, esse ruotano attorno al tema della paranoia e della (moderna) paura di essere spiati, ovunque si vada, dalle ormai onnipresenti telecamere a circuito chiuso, e in effetti è difficile pensare a un sottofondo migliore di questo per un argomento del genere… Il connubio voce/sonorità risulta molto azzeccato ed è forse ciò che differenzia Scanners da tante altre uscite attinenti all’area electro-sperimentale, che spesso e volentieri “comunicano” ben poco e non includono pezzi come “SHC” o “Second skin”, davvero belli e rappresentativi di ciò che Kontour è in grado di fare. Un ascolto consigliato insomma, a patto che abbiate già familiarità con lo stile di musica in questione.

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