Marissa Nadler

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Marissa Nadler

Marissa Nadler a Londra, ©2009 Max Duley / cerpintor

C’è poco da fare, il Luminaire è senza ombra di dubbio il miglior club di Londra dove ascoltare musica dal vivo. Punto. Atmosfera rilassata, gestori cordiali, e soprattutto le scritte che campeggiano sui muri: “Per favore evitate di parlare durante le esibizioni degli artisti, siete qui per sentire la musica”. Consiglio rispettato alla lettera dal pubblico, che durante il concerto non fiata e resta composto e in silenzio ad ascoltare il concerto. Evidentemente è una questione di mentalità, qui si viene per ascoltare la musica, nei club italioti si va per fare bella presenza e due chiacchiere con gli amici.

A differenza di quanto precedentemente annunciato, Greg Weeks (Espers) non aprirà più il concerto, lasciando l’onere alla sola Erin Lang, cantautrice canadese. Se il suo concerto si apre benino, l’ingresso degli altri strumenti fa un po’ cadere le braccia. Più che altro è l’onnipresenza del moog e del laptop a generare un effetto posticcio e troppo pesante sugli arrangiamenti, mentre il contrabbasso e la seconda chitarra si limitano a fare da contrappunto. Ancor più problematico poi quando si tenta la carta simil-Portishead, con risultati alquanto prevedibili. Bene però l’ultima canzone, dove riabbraccia la chitarra acustica ed è sola con la sua voce.

Ma anche Marissa Nadler è sola con la sua voce e la sua chitarra, leggiadra nel suo lungo abito bianco, e non appena sale sul palco e ti fissa negli occhi con il suo sguardo magnetico capisci che la povera Erin Lang non aveva proprio speranze. La Nadler ci dona un set composto da vecchi classici e nuove canzoni, pescando dal primo album, Ballads Of Living And Dying, alcuni tra i suoi brani migliori come “Annabelle Lee” e “Mayflower May” o, coadiuvata occasionalmente da una seconda chitarra e una batteria, brani recentissimi come “Mistress”, “The Hole Is Wide”, una splendida versione completamente stravolta di “Heart Paper Lover” e altri brani ancora come “Fifty Rose Fall”, “Rosary”, “Diamond Heart” e “Ghosts And Lovers”.

Complice l’atmosfera accogliente del locale, Marissa riesce a creare quel feeling che ogni tanto si instaura tra pubblico e performer e che rende il concerto un evento unico, intimo. Quando un ragazzo del pubblico richiede “Loner”, è con disarmante semplicità che ci racconta che dopo aver scritto quella canzone ha litigato con il suo migliore amico e gli ha promesso che non l’avrebbe eseguita mai più dal vivo. In cambio però ci dona un paio di cover e una canzone ancora inedita a coronamento di una serata meravigliosa.

Marissa Nadler

Marissa Nadler a Londra, ©2009 Max Duley / cerpintor

Links:

Marissa Nadler: sito ufficiale

Marissa Nadler @ MySpace

Foto di cerpintor

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