Nadja: Desire in uneasiness

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Ver Sacrum Il problema più grande con I progetti musicali come i Nadja è che, data la loro enorme prolificità, si sarà sempre in ritardo sulla recensione dei loro album; per dare un’idea di ciò di cui sto parlando, posso dire che dall’uscita del CD che sto ascoltando (risalente all’aprile del 2008) ad oggi è uscita una quindicina di altri lavori tra split, 7″, ristampe, pubblicazioni di vecchio e nuovo materiale. L’altro rischio è che, ovviamente, con una mole così enorme di uscite, la qualità ne possa risentire: per il momento il combo canadese sembra essere immune da questo secondo problema, almeno questo è quanto posso dire considerando le cose che ho ascoltato in questo periodo. Rispetto a Bliss torn from emptiness, recensito ad ottobre dello scorso anno, questo lavoro appare molto più movimentato ed è caratterizzato dall’uso di una batteria “vera”, suonata da Jakob Thiesen, in grado di rendere meno glaciale l’atmosfera. Addirittura in alcuni tratti si ha l’impressione di avvertire qualche abbozzo vagamente melodico sommerso dai drone della chitarra, soprattutto grazie all’uso del basso che è in grado di edificare una struttura laddove sembrerebbe non doverci essere. Dovendo cercare un gruppo del passato a cui accostarli e che possano essere stati fonte di ispirazione, senza dubbio il nome che viene in mente è quello dei Godflesh, dei quali i Nadja sono però infinitamente più lenti, depressivi e dilatati.

TagsNadja
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