Speciale Licia Troisi

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Licia Troisi con una fan © www.liciatroisi.it

Una laurea in astrofisica ed il mondo fantasy: sembrano due dimensioni inconciliabili … oppure non é così?

Sono due strade che in generale corrono parallele nella mia vita. A volte c’è qualche punto di contatto; dalla mia formazione scientifica ho mutuato la disciplina di cui ho bisogno nel mio lavoro (scrivere tutte le sere, almeno un certo numero di pagine a sera, fare schemi della trama e dei personaggi prima di iniziare a scrivere), mentre anche nella scienza la creatività ha importanza, anche se si tratta di una forma di creatività, l’intuito che ti permette di evincere la regola generale dai dati che stai studiando, di forma diversa rispetto a quella che si usa quando si scrive.

Come è nato il Mondo Emerso? Una tua fuga dalla realtà?
Non esattamente. Nei miei libri finisco sempre per parlare del mio vissuto e della realtà. Semplicemente scrivere mi è sempre piaciuto, e da tempo avevo voglia di raccontare una storia intorno alla quale tessere tutte le idee che mi frullavano per la testa. Una sera, prima di addormentarmi, mi è venuto in mente il personaggio di Nihal e lì è iniziato tutto.
Il Mondo Emerso si pone prima, dopo, o al di là del nostro mondo reale?
È parallelo al nostro mondo. Non l’ho mai localizzato in maniera specifica né nel tempo né nello spazio, perché preferisco che ciascuno lo ponga dove vuole, ma lo immagino come una specie di “Terra alternativa”.
Apparentemente il protagonista delle tue storie è sempre una ragazza, ma a ben vedere un ruolo non marginale nelle sue avventure, e per le sorti di tutti, hanno gli uomini che le accompagnano: ciò riflette la tua concezione della dualità uomo – donna?
Probabilmente sì. In generale, nei miei libri l’uomo è per la donna l’elemento stabilizzante, che le permette di trovare un proprio equilibrio, anche se nell’ultimo libro lo schema sembra ribaltarsi.
Del resto, tutte le vicende del Mondo Emerso appaiono ammantate di una visione del mondo abbastanza atipica nel genere fantasy. Ed infatti, mentre è un classico del genere la rappresentazione di una netta e antitetica contrapposizione tra Bene e Male e dei rispettivi alfieri, i tuoi eroi in realtà non sembrano caratterizzarsi da una appartenenza così decisa; perfino il Tiranno, il gran “cattivo” delle Cronache, ha una personalità che ondeggia in modo ambiguo tra il ruolo di vittima e quello di carnefice. E’ questa la tua visione del mondo?
Assolutamente sì. Il mondo è pieno di sfumature di grigio ed è fondamentale riconoscerlo; viviamo in un’epoca in cui si cerca di disumanizzare il nemico, di farci credere che noi siamo “i buoni” che combattono contro “i cattivi”. Per questo è importante che la letteratura, a maggior ragione quella di genere, che è più popolare, introduca il dubbio che le cose non siano così semplici.
Con la caratterizzazione sanguinaria della Setta degli Assassini hai dato prova di non disdegnare lo stile a tinte oscure; quanto può aver influito la sensibilità gotica su alcune tue invenzioni letterarie?
Molto. L’aspetto dark è una cosa che mi affascina sempre molto in una storia, e d’altronde trovo molto interessante e divertente narrare personaggi complessi e tormentati che agiscono in contesti “estremi”.
Il fantasy oggi costituisce una forma di arte che trasversalmente attraversa vari aspetti della creatività. Il più immediato correlato al genere letterario è la graphic art, che ne pensi? Sei soddisfatta del volume Le Creature del Mondo Emerso?
Lo trovo straordinario. Uno degli aspetti che preferisco della cultura popolare e della letteratura di genere è proprio il suo essere così trasversale ai diversi media. Adoro quando la creatività di uno si trasmette all’altro, producendo nuovi frutti. Così, ho amato fin da subito Le Creature del Mondo Emerso, che è certo una rappresentazione fedele del mondo che ho creato (e non potrebbe essere altrimenti, io e Paolo abbiamo lavorato a stretto contatto), ma è anche il Mondo Emerso di Paolo Barbieri, una sua interpretazione personale di questo universo.
A conferire grande risonanza a tutto il genere, poi, contribuisce molto lo sviluppo dei giochi di ruolo, ed i grandi MMORPG come Warcraft o Warhammer costruiscono, avvalendosi di una tecnologia informatica avanzatissima, veri e propri mondi virtuali in cui muoversi e perdersi in avventure fantastiche. Se non erro a Lucca Comics & Games 2008 è stato già annunciato un progetto per un Role Playing su supporto informatico per il Mondo Emerso, cosa puoi dirci a proposito?
Che il progetto procede. Una prima demo del gioco è stata allegata alla prima edizione de Le Creature, ma a quanto ne so ancora non esiste una data ufficiale per l’uscita del gioco.

Licia Troisi © www.liciatroisi.it

La trilogia sulla Ragazza Drago è ancora agli inizi ma, ancora una volta, mi è sembrato di riscontrare un aspetto tipico ed uno atipico che contraddistingue il tuo stile letterario: da una parte, non diversamente dalle altre eroine, la protagonista è una ragazza dall’oscuro passato e dall’incerto futuro; dall’altra, differentemente al cliché fantasy, i protagonisti non si muovono in una realtà ultronea ma vivono la nostra del giorno d’oggi. Quali scenari pensi di esplorare con questa nuova serie?

La Ragazza Drago è stata l’occasione di fare qualcosa di diverso, un libro che fosse giocato su registri meno cupi e più divertiti. Inoltre, l’ambientazione contemporanea nel mondo reale mi ha permesso di parlare di luoghi che mi stanno particolarmente a cuore. Il primo libro era ambientato ai Castelli Romani, il secondo a Benevento. Pian piano sto esplorando tutti i posti cui sono maggiormente legata.
Il Drago è comunque una figura molto presente nelle tue opere. Cosa rappresenta nel tuo immaginario?

Non so ricostruire esattamente perché ami così tanto il drago. Di sicuro rappresenta una natura selvaggia, primigenia, potente, che l’uomo ammira ma che non riesce a capire fino in fondo. Inoltre, a queste creature ho sempre associato il concetto di libertà, credo per via delle ali.

Il genere fantasy è anche magia e nelle tue narrazioni non mancano maghi ed incantesimi, ma non sembri seguire immagini di scuole esoteriche; l’occultismo è per te qualcosa di semplicemente fantasy o è un aspetto del reale?

È un elemento del fantasy. Poi mi può interessare studiare le varie credenze popolari, le leggende, e la magia come elemento antropologico fondante di molte culture, ma non credo alla magia nel mondo reale.

I tuoi personaggi hanno comunque trovato ampio spazio anche nei raduni cosplay; inseguendo i personaggi fantastici, noi tutti, giovani e meno giovani, non corriamo forse il rischio di perdere di vista i gravi problemi che caratterizzano i nostri tempi?
Non lo credo affatto. Ognuno cerca cose diverse nel fantasy, e di certo c’è chi usa il genere per una fuga dalla realtà. La maggioranza dei lettori però non mi sembra abbia questo bisogno. Per quel che mi riguarda, il fantasy è solo un’ambientazione nella quale mi trovo a mio agio e che uso per parlare delle mie esperienze di vita e anche del mondo che mi circonda. Il rifiuto della guerra, la tematica dell’accettazione del diverso, fino ad arrivare al tema dello smaltimento dei rifiuti tossici, esplicitamente trattato ne I dannati di Malva, sono tutti argomenti che ho cercato di toccare nei miei libri.
Comunque hai già dimostrato di avere un occhio attento posato sulla realtà, e le problematiche ambientaliste hanno ispirato appunto I Dannati Di Malva. Cosa puoi dirci in proposito?
È stato un bell’esperimento, perché ho potuto tentare di dimostrare che il fantasy non è affatto un genere autoreferenziale, ma anzi che può essere piegato a parlare di problemi estremamente contemporanei, e anche perché ho provato a contaminare un po’ i generi, fondendo fantasy e noir.
Puoi anticiparci qualcosa dei tuoi prossimi progetti?
A breve uscirà il secondo libro de La Ragazza Drago, L’Albero di Idhunn, ambientato, come ho già detto, a Benevento, mentre al momento sono al lavoro sul secondo libro de Le Leggende del Mondo Emerso.
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