Ultravox

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Ultravox, Olympia Theatre, Foto di Candyman

I sogni si possono realizzare. L’avevo già imparato nel 1998, con la reunion dei Bauhaus e ne ho avuto una conferma ora, con il ritorno sulle scene degli Ultravox. La band che unitamente ai Depeche Mode è stato uno dei cardini della mia formazione musicale e che va considerata come una delle band “fondamentali” del panorama new-wave, non si esibiva al gran completo (Midge Ure, Chris Cross, Billie Currie e Warren Cann) dal Live Aid del 1985 e si era “sciolta” poco dopo la pubblicazione del mediocre “U-Vox” del 1986 (quando Cann non faceva già più parte della formazione). I “rumours” di una reunion degli Ultravox si rincorrevano da mesi sul web, per prendere poi definitivamente forma nello scorso autunno/inverno: venivano quindi ufficializzate le date del tour denominato “Return to Eden” (solo date oltre-Manica, per la quasi totalità in Inghilterra, con conclusione a Dublino e Belfast) e si concretizzava così un sogno per me ed immagino per molti altri fans che, per motivi anagrafici, non avevano mai potuto assistere ad un concerto di questa formidabile band, la cui valenza storica è fuori discussione, pionieri della new-wave e del synth-pop più romantico e decadente, simbolo di originalità, classe ed eleganza.

Una volta deciso di non mancare a questo appuntamento, la nostra scelta cade su Dublino; l’Olympia Theatre è una struttura prestigiosa ma anche un po’ fatiscente, che evidenzia la sua età e denuncia la mancanza di manutenzione (poltroncine in velluto rosso corroso in diversi punti, e file assai strette); la capienza non è enorme, ma in grado di ospitare comunque alcune centinaia di presenti per un “quasi sold-out”. Il pubblico è ovviamente mediamente “over-40” e sono diversi gli idiomi che sentiamo: tedeschi, spagnoli e francesi che come noi hanno scelto di varcare la Manica per questo tour (e chissà quanti altri hanno fatto altrettanto in occasione delle date inglesi), che non è esagerato definire storico.

La serata viene inaugurata da un supporter quanto mai fuori luogo, su cui preferisco sorvolare (un menestrello solitario che ci “delizia” con mezz’ora di ballate acustiche che non fanno altro che aumentare l’impazienza per l’inizio del concerto). Sono circa le 21.00 quando inizia il nostro viaggio a ritroso nel tempo: gli Ultravox salgono sul palco e l’emozione è subito enorme. Sono ovviamente invecchiati (Chris Cross è quello coi capelli più bianchi, mentre Midge Ure è rasato a zero con occhiali da vista), ma la magia che sprigiona la loro musica e la loro presenza sul palco è inalterata.

Il concerto si apre con “Astradyne” tratta da quel Vienna (anno di grazia 1980) che si può ben definire come “disco-manifesto” degli Ultravox e di tutta una corrente musicale; i sintetizzatori disegnano atmosfere mitteleuropee decadenti che non risentono dei quasi trent’anni che hanno sulle spalle. Dopo questa lunga ouverture, si entra nel vivo con “Passing Strangers” e “We stand alone”; è quindi la volta di “Mr. X”, momento tra i più intensi del concerto dal punto di vista visivo (altro brano strumentale, fatta eccezione per gli “spoken words” di Cann, che ricorda il minimalismo elettronico dei Kraftwerk) con una grande “X” che campeggia sui pannelli alle spalle della band, alternata a primi piani di Cann. La scaletta (che trovate completa in calce all’articolo) è un susseguirsi dei loro più grandi hits; si attinge in particolare dai primi due album, Vienna e Rage in Eden, senza dimenticare “Quartet” e “Lament”.

La voce di Ure è ancora ottima e regge tutt’ora l’impatto con brani che hanno passaggi non semplici come “Vienna” e “Visions in blue”; il tripudio dei fans sale esponenzialmente brano dopo brano, per toccare gli apici con “Dancing with tears in my eyes” e “Hymn”, che chiudono la prima parte dello show. Dopo una breve pausa tornano sul palco per le conclusive “Sleepwalk” e “The Voice”; sul finale di quest’ultima vengono portati sul palco tre set di percussioni, che Ure, Cross e Currie raggiungono, per una conclusione che ci riporta direttamente alle immagini dello storico concerto dell’Hammersmith Odeon di Londra (anno di grazia 1982), immortalato nel live Monument. È il trionfo.

Concerto memorabile, tra i più belli della mia vita e certamente concerto dell’anno. Una serata indimenticabile che porterò per sempre tra i miei ricordi più belli e che idealmente chiude un mio percorso musicale iniziato 25 anni fa. Immensi.

Tracklist concerto Ultravox:
Astradyne
Passing strangers
We stand alone
Mr X
Visions in blue
The thin wall
I Remember (death in the afternoon)
Rage in eden
Lament
One small day
All stood still
Reap the wild wind
Your name (has slipped my mind again)
Vienna
Dancing with tears in my eyes
Hymn
Sleepwalk
The voice

Ultravox, Olympia Theatre, Foto di Candyman

Links:

Ultravox: sito ufficiale

Ultravox: @ MySpace

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