Antony and the Johnsons: The Crying Light

0
Condividi:

Ver Sacrum Non so voi, ma io ero rimasto molto deluso dal secondo album di Antony, quel I Am A Bird Now che l’ha definitivamente consacrato come star di livello internazionale. Troppi ospiti, troppa enfasi, una macchina di marketing perfetta, ma poco spessore. Mancava quel che Antony riesce a fare meglio, ballate malinconiche e orchestrali, sorrette da pianoforte e voce, la sua, l’unica in grado di creare quel trasporto emotivo necessario per le sue canzoni. L’EP uscito come anteprima del disco aveva alimentato nuove speranze, che con questo album sono in parte confermate in parte deluse. Perché smaltita la bulimia di ospiti e la strizzata d’occhio alle classifiche, Antony sembra gettare uno sguardo indietro nel tempo e costruire un disco figlio tanto delle sue esperienze recenti quanto del romanticismo esasperato degli esordi, tant’è che “Kiss My Name” è l’unica traccia dal ritmo un po’ più andante, perché per il resto il mood del disco si mantiene sul placido e sul cameristico, con i pregi e i difetti del genere. Un disco dignitoso, non eccelso, ma neanche da dimenticare.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.