Current 93: Aleph At The Hallucinatory Mountain

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Ver Sacrum “Almost in the beginning was the Murderer”. A queste parole cupe e nere parte un riffone di chitarra elettrica. Sconcertati? Sì, lo sono anche io. Eppure, nonostante l’impatto iniziale, già dal primo ascolto ci si rende conto che siamo di fronte a un disco di Current 93 in tutto e per tutto. In fondo l’elettricità era già stata parzialmente introdotta nell’ultimo Black Ships Ate The Sky, senza dimenticare vecchie glorie come Lucifer Over London, Horsey o lo split con gli OM. Aleph At Hallucinatory Mountain altro non è che l’esplicitazione di quei piccoli assaggi. Già, perché a parte la patina metallica delle chitarre poco cambia davvero: l’album, incentrato sulla figura di Aleph, una sorta di Adamo, l’inizio della vita e nel contempo della morte stessa, racchiude tutte le ossessioni di David Tibet, e il termine “apocalittico” resta, come sempre, il più adeguato a descrivere una musica sempre inquieta e mutevole album dopo album. “Invocation Of Almost” è un ottimo biglietto da visita ai limiti di certo doom evoluto come quello dei già citati OM; l’acustica “Poppyskins” invece è principalmente farina del sacco di James Blackshaw e del suo particolare stile fingerpicking. Da sole queste prime due tracce bastano a definire gli orizzonti sonori del disco, dove nel complesso si viaggia dalle parti di una psichedelia “morbida” e tinta di elettricità, momenti di puro doom sabbathiano e inspessimenti elettrici. Memorabili i dieci minuti di distorsione di “Not Because The Fox Barks”, tra le cose migliori nel catalogo più recente di David Tibet. A giovare al disco è anche un minutaggio (stranamente) ridotto, in grado di compattare in una cinquantina di minuti e otto canzoni un disco che alla lunga sarebbe potuto risultare sfiancante. Su tutto bisogna aggiungere l’incredibile lavoro fatto in studio dal solito Steven Stapleton, capace di creare strati su strati di sonorità. La ricchezza del suono è stupefacente, provate ad ascoltare il disco con le cuffie cercando di cogliere ogni dettaglio, vi renderete conto che servono diversi ascolti per riuscire a coglierne tutte le sfumature. Un centro pieno, un altro disco monumentale che va a inserirsi in una carriera ormai più che ventennale, ma che non accenna a trovare un minuto di stanca.

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