Mithra: Unghie come lame

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Ver Sacrum Unghie che potrebbero fare male… Questo one-man-project (Marco Polani) attivo dal 2002 disperde le sue (buone) intenzioni in una serie di tracce che non trovano ancora una direzione ben definita, ma che col tempo sicuramente riusciranno a maturare, sopra tutto se sapranno fare tesoro di quanto inciso su questo dischetto. Una buona officina, ove techno, EBM ed industrial vanno a cozzare l’una contro l’altra, producendo faville. Un incendio domato, controllato, ma che appunto potrebbe dilagare. L’intro “Asteroidi 4486” è assai suggestiva, il piano impazzito che chiosa “Le acque nere del caos” è geniale, “Come Fenice (Roma nera)” è da dance-floor, ed il suo sinistro messaggio viene contrastato dalla apparente gaiezza dei beats, che sanno trasformarsi in colpi diretti allo stomaco, come le lyrics, quanto mai crude e dirette, “Grasso” e la sua malata gemella “Ammasso” sono devastanti, fra noise feroce e nenie crudelissime, che pezzi! Così, fra episodi ballabili (“Non si esce vivi dagli anni 90”) ed altri più ostici (non che i primi siano rassicuranti, rimane sempre ben presente una base di cupa cattiveria), <i>Unghie come lame</i> si svolge come una matassa di filo spinato, fino alla conclusiva “Non sei”, recitazione che rifiuta ogni speranza. Peccato che la track-list non agevoli una piena comprensione dei titoli. Va citato l’artwork assai suggestivo.

TagsMithra
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