Nine Inch Nails, Milano 2009

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Foto di Christian Dex - © Ver Sacrum

La logica con cui vengono assemblati i programmi dei festival, in particolare in Italia, mi sfugge sempre più. A pochi giorni di distanza Milano è diventata così palcoscenico di vari eventi di impostazione propriamente “heavy”: il Rock in Idro, lo storico Gods of Metal nonché questo evento organizzato all’Idroscalo di Milano. E’ curioso che in questo senso i Nine Inch Nails sono un po’ un gruppo per tutte le stagioni, visto che, con qualche variazione alla scaletta, riescono ad essere credibili sia come headliner in festival metal che in quelli indie-alternativi.

Personalmente avrei preferito assistere ad un tipo diverso di festival, visto che sono qui solo per la band di Trent Reznor. Arrivo quindi all’Idroscalo verso le 18, quando già qualche gruppo si è esibito sul palco, tra cui la nuova band di Duff McKagan, ex Guns ‘n’ Roses, e addirittura i Belladonna, coinvolti all’ultimo minuto per sostituire i Killswitch Engage, costretti ad annullare il tour europeo. E’ una sorta di maledizione ormai per me perdermi i Belladonna per pochissimo, come al contempo sembra essere destino per la band romana essere messi in scaletta nei festival in “zona Cesarini” e senza essere annunciati (era successa la stessa cosa giusto un anno fa al Metarock di Pisa).

Arrivo quindi mentre i Mars Volta cominciano a suonare. Ho giusto il tempo di guardarmi intorno e dire “Beh, menomale che oggi qui non piove” che comincia un diluvio incredibile! Tutto il set della band è stato accompagnato da una pioggia fredda e incessante. Il cantante Cedric Bixler Zavala ha fatto di tutto per ravvivare gli entusiasmi del pubblico intirizzito e devo dire che uno “zoccolo duro” di fans affezionati i Mars Volta lo hanno trovato anche a Milano. Personalmente la loro esibizione mi ha lasciato indifferente, complici sicuramente le avverse condizioni atmosferiche ma anche il fatto che la loro commistione di hard-rock “settantiano” (come direbbe il nostro Hadrianus), prog e ritmiche latine esula significativamente dai miei gusti personali. Sicuramente va lodata la buona capacità dei numerosi musicisti sul palco, nonché la dinamica presenza scenica del cantante, ma il live dei Mars Volta lo archivio nei miei ricordi senza particolare affetto.

Quasi che i Mars Volta siano stati colpiti da una maledizione, alla fine del loro set smette di piovere e il cielo comincia ad aprirsi. C’è tempo di dare un’occhiata ai banchetti del merchandising e di comprare, da vero fan allocco, una t-shirt dei NIN, di scarsa qualità ad un prezzo scandaloso (sì, OK almeno il design era molto carino).

Arriva quindi il momento dei Korn e guarda caso ricomincia a piovere, fortunatamente non in maniera violenta. La band di Jonathan Davis è accolta con molto entusiasmo da parte dei presenti che già cominciano a scatenarsi appena i roadie tolgono la custodia della splendida asta del microfono del cantante americano, opera niente meno che di H. R. Giger. Il concerto dei Korn comincia purtroppo in modo goffo, con l’impianto audio che salta appena la band sta per attaccare con energia il pezzo d’apertura del loro set, dopo un’atmosferica introduzione.

Foto di Christian Dex - © Ver Sacrum

Dopo una piccola pausa tecnica il concerto ha quindi inizio: è impossibile non rimanere catturati dalla magnetica presenza scenica di Davis, vestito con la sua ormai tipica gonna (in quell’occasione di trattava di un kilt nero), vera e propria divisa dei suoi live. La band propone un set piuttosto breve di circa un’ora, che include brani tratti un po’ da tutti i loro dischi, con la strana esclusione di episodi dall’Untitled album, cioè la prova più recente del combo americano. Dagli esordi dell’album omonimo vengono riprese “Blind”, “Fake” e “Helmet in the bush”, mentre tra i pezzi più recenti si sono ascoltati “Coming undone” e “Falling away from me”. Non sono mancati i cavalli di battaglia che hanno reso i Korn una leggenda del Nu Metal, ovvero “Freak on a leash” e “Somebody Someone”, nonché l’ormai leggendario intermezzo con la cornamusa di Jonathan Davis.

Curiosamente la band ha proposto dal vivo molte cover, da una citazione di “We Will Rock You” dei Queen nel mezzo di “Coming Undone” a “One” dei Metallica fino ad un vero omaggio ai Pink Floyd nel finale con una sintesi delle tre parti di “Another Brick On The Wall” suonate in sequenza e un accenno di “Goodbye Cruel World” a chiudere il set. Ovviamente il pubblico milanese ha assai gradito e incitato da Jonathan Davis ha cantato a squarciagola questi pezzi da The Wall.

I Korn hanno dimostrato una buona professionalità e un buon carisma: peccato davvero che le esigenze del festival li abbiano costretti in un set così breve. Purtroppo la loro esibizione è stata letteralmente rovinata dai fastidiosissimi venditori ambulanti, chiaramente illegali, di birra e impermeabili. Ce n’erano talmente tanti che senza esagerare non passava minuto senza che uno di loro non passasse urlando e spingendo. E’ davvero assurdo come la loro presenza sia ammessa e tutto sommato tollerata. Con estremo zelo i Carabinieri controllavano ogni zaino all’ingresso mentre decine e decine di questi figuri – tra l’altro tutti italianissimi – si aggiravano indisturbati all’interno dell’area del festival.  Tra l’altro mi è capitato di trovare questi venditori soltanto a Milano, una volta addirittura dentro (!) il Forum di Assago! Evidentemente tra le belligeranti parole “law & order” dell’amministrazione Moratti e i fatti c’è il solito italico abisso di incoerenza…

Fortunatamente la fastidiosissima presenza dei birraioli non si è fatta sentire durante il concerto dei Nine Inch Nails, complice l’ora tarda, la fine delle scorte e indubbiamente una maggiore densità del pubblico che si è fatto ora abbastanza numeroso e decisamente “caldo” in attesa degli headliner.

Il concerto comincia con estrema energia con la band che propone “1.000.000”: “energia” è un po’ la parola chiave con cui archiviare il ricordo di questo live. Trent Reznor infatti ha scelto per stasera una scaletta molto rock/heavy, probabilmente per meglio adattarsi al mood del festival. Pur mantenendo sempre elevata la tensione lungo l’intero set non sono mancati momenti più intimi: particolarmente emozionante è stata l’esecuzione dello strumentale “Gone, Still”, seguito da “La Mer”. così come bellissima è stata l’interpretazione di “Fragile”, probabilmente uno dei brani più belli e pregnanti in assoluto composto da Reznor.

Ma al di fuori di questi momenti quiete la band ha riversato sul pubblico potenti ondate soniche con “Wish”, “Gave Up”, “Discipline”, “Head Like a Hole”, insieme a brani meno conosciuti che mancavano da un po’ nelle scalette live dei NIN, come “The Way Out Is Through” o “Suck”.

Anche in questa nuova formazione a quattro (insieme a Reznor sul palco erano presenti Robin Finck alla chitarra, Justin Meldal-Johnsen al basso e Ilan Rubin alla batteria) i NIN riescono ad essere assai convincenti . L’assenza di un tastierista “fisso” non si fa rimpiangere visto che i membri del gruppo, Reznor in primis, sono stati abili ad alternarsi ai vari strumenti, abbandonando le chitarre all’occorrenza. Esemplare da questo punto di vista è stata la perfetta performance di “Mr. Self Destruct”, avviata da Trent Reznor modificando manualmente il tempo della drum machine per creare l’introduzione giusta su cui far irrompere tutti gli altri strumenti.

I Nine Inch Nails hanno suonato per quasi due ore un bel set tirato, senza praticamente pause eccetto una breve presentazione del gruppo da parte di Reznor che ha incluso anche una “filippica” contro i venditori abusivi di magliette che affollavano l’area esterna del festival. E lì il mio pensiero è andato con un filo di rabbia ai soldi spesi per la mia maglietta, sì ufficiale ma carissima e di infima qualità: se è vero che questi sono “tough times” per le band sarebbe anche giusto dedicare una maggiore attenzione alla qualità del merchandising.

La chiusura, come da copione, è affidata a “Hurt” nella versione con la chitarra in evidenza che si può ascoltare in The Downward Spiral. La pioggia ha continuato a cadere per l’intero set dei NIN: alla fine tutto il pubblico è bagnato e intirizzito ma tutto sommato soddisfatto per quello che è stato, secondo parere unanime, un ottimo show.

Foto di Christian Dex - © Ver Sacrum

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