Sunn O))): Monoliths & Dimensions

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Ver Sacrum Il 2009 è l’anno di Stephen O’Malley, oramai non ci sono dubbi. Quest’anno abbiamo già avuto due capolavori come i nuovi KTL e Æthenor, più il buon disco dei Khanate. E adesso tocca a un altro album destinato a lasciare il segno, quello della sua creatura principale, Sunn O))). L’ultimo album del duo è quel Black One del 2005 che li aveva definitivamente sdoganati e consacrati, ma in questi quattro anni le uscite non sono di certo mancate. Qui però si assiste a qualcosa di nuovo, un passo ancor più in avanti, verso lidi se vogliamo anche inaspettati. La ricchezza della strumentazione è sorprendente, dato che oltre agli ormai stabili Oren Ambarchi, Attila Csihar e Steve Moore, sono presenti un ensemble diretto da Eyvind Kang, strumenti ad arco e altri strumenti a fiato. Un suono ricco più che mai, che nonostante la distanza siderale da The GrimmRobe Demos, celebrato proprio quest’anno con un tour ad hoc, mantiene inalterato il cuore del suono Sunn O))). Quattro lunghe tracce che si sviluppano in molteplici direzioni, tra abissi di suono e contemplazione estatica. Ancora più che nella coppia White 1 & 2, il suono punta verso l’alto e a soluzioni quasi ariose, raggiungendo l’apice nello straordinario trombone del jazzista Julian Priester (Sun Ra’s Arkestra) in un pezzo celestiale come “Alice”, non a caso dedicata alla figura di Alice Coltrane. E che il suo apporto sia posto a chiusura di un disco come questo è significativo, donando all’album un momento di pura, angelica redenzione. Il capolavoro dei Sunn O)))? Forse. Di certo un disco straordinario.

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