Absentia Lunae: Historia Nobis Assentietur

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Ver Sacrum I triestini Absentia Lunae con questa loro terza creatura (dopo Marching Upon Forgotten Ashes e In Umbrarum Imperii Gloria) si pongono ai vertici del (post?) Avantgarde Black Metal, come una delle voci di maggiore originalità. E originali e personali gli Absentia Lunae lo sono sempre stati, fin dai loro esordi, distinguendosi sia tematicamente che a livello di immagine dal mare black che li circondava. Come estetica, infatti siamo molto vicini a quella di un gruppo neofolk/martial e così pure le tematiche trattate stanno da quelle parti: la decandenza dell’occidente, i valori della tradizione, la Storia (così con la S maiuscola). Insomma, siete avvertiti. Ma torniamo a questo Historia Nobis Assentietur, opera in cui l’impegno della chitarrista Climaxia e degli altri membri della attuale line-up è arricchito dall’apporto di MZ degli Urna nelle parti elettroniche. Davvero, non so dire se si tratti di un capolavoro (ma forse quasi quasi ci siamo), poiché la mia capacità di giudizio è rimasta lievemente offuscata: raramente mi è stato dato di sentire qualche cosa di più vertiginoso, stordente, spiazzante. E anche a tratti davvero inquietante. L’attitudine avant-garde degli Absentia Lunae è ancora tutta intatta, sorretta da una produzione impeccabile, in un gruppo di pezzi (sette in tutto per una quarantina di minuti di durata) la cui complessità, densità ed anche osticità possono rimandare in qualche modo al lavoro di gruppi (grandi) come i Deathspell Omega. “Neuropa Calling” sorta di lunga intro, è il biglietto da visita che apre il dischetto e che ben testimonia l’humus ideologico ed estetico in cui crescono gli Absentia Lunae (mi pare evidente la citazione dei Von Thronstal). Ambient/ industrial cupissimo e decadente, oppressivo e caratterizzato dalla performance teatrale del vocalist Ildanach (in italiano, come nel resto dei pezzi). La successiva “Sentenza al Criterio” invece ci butta nel mezzo di puro, furioso Black Metal à la Mayhem in cui le chitarre isteriche di Climaxia rincorrono l’incredibile drumming di Blastphemer (appunto…). Con “Nel Gelido Sentore di un Eterno Addio” il ritmo rallenta e si annebbia nella prima parte, per poi riprendere il volo a circa metà del pezzo, ma continui sono i cambi di tempo e di direzione stilistica nel corso dei suoi 7:40 minuti di durata. Da segnalare il lavoro di cesello di Blastphemer, che trova il tempo ed il modo di citare rullate marziali, in mezzo ai bombardamenti. Con “L’Urlo e il suo illuminante Eco” si va verso territori con influenze Doom, ma nevrotico e schizzato, dove le percussioni sfiorano il parossimo. Ed ancora Black spietato in “L’Immutabile Richiamo e il Suo Cruento Incontro”, ma ricamato da inserti sintetici e da inaspettati frammenti di parti vocali recitate e pulite. “Nel Segno dell’Ariete la Storia ci darà ragione” è forse, di tutto l’album, il pezzo in cui l’influenza dei Deathspell Omega si fa più sentire: struttura complessa e imponente, improvvise oasi dark ambient, cambi di tempo, riff ipnotici, richiami acustici. Chiude il lavoro “Il Sole Ritrovato degli Iperborei”: un outro ambient malinconico e desolato, che dà davvero la sensazione di una quiete (apparente?) dopo la tempesta, di una nebbia che lascia intravvedere un monumento, sì, ma in rovina.

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