Ver Sacrum Dream Weapon Ritual è un nuovo progetto di Simon Balestrazzi e Monica Serra, ossia il nucleo dell’ultima incarnazione di un gruppo storico della musica industriale italiana, ossia i T.A.C. Fin qui tutto sembra semplice ma, quando si tratta con personaggi del calibro di Balestrazzi bisogna stare ben attenti ad evitare la convinzione di poter immaginare cosa ci si troverà ad ascoltare: infatti questo di certo non è (né deve essere considerato, a mio parere) il nuovo disco dei T.A.C. ma qualcosa di differente, direi senz’altro più ostico delle ultime produzioni del gruppo emiliano. Quello che appare centrale è l’aspetto rituale riportato nel nome stesso del progetto, ma tale aspetto viene estrinsecato in forma spesso molto differenti tra loro; più che un’evoluzione delle ultime opere dei T.A.C., si potrebbe vedere Dream Weapon Ritual come una costola del gruppo staccatasi ai tempi di Apotropaismo che, guardando sia indietro nella propria storia (ai tempi del primo, omonimo LP e di Ouvrez Vos Auditifs Canaux) sia a certe forme musicali avanguardistiche (compreso qualche astruso e sghembo accenno a certo jazz), si sia messa alla ricerca di una forma espressiva sua propria. La forma musicale è piuttosto varia all’interno dell’intera durata del CD. La melodia è quasi inesistente, la musica è un miscelarsi di suoni tratti da strumentazione acustica (in particolare fa mostra di sé il suono di strumenti etnici a corda) e l’ascoltatore si trova a muoversi in una sorta di lunga e complessa improvvisazione. Di certo non si tratta di un disco facile, né da ascoltare né tantomeno da recensire che, per essere compreso, richiede secondo me un ascolto in cui ci si lasci coinvolgere passivamente dal suono piuttosto che un’analisi accurata e razionale. Di certo, non un disco per tutti.