Rome: Flowers from exile

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Ver Sacrum Jerome Reuter è un musicista indubbiamente prolifico, tanto che Flowers from exile è già il suo quarto album nel giro di tre anni, ma una volta tanto, la quantità non va a scapito della qualità e anche questo nuovo disco conferma Rome come una delle massime espressioni della scena folk-apocalittica. In realtà il nuovo disco prende le distanze dal genere appena citato e dai lavori precedenti del progetto lussemburghese (che ora vede l’ingresso in pianta stabile in formazione del polistrumentista Patrick Damiani): le atmosfere apocalittiche vengono in buona parte accantonate (sopravvivono in pochi episodi, tra cui la già nota “To Die among strangers”), a favore della vena cantautoriale da “chansonnier oscuro”, sulla scia di Leonard Cohen e Johnny Cash, da sempre presente nelle opere di Rome, ma ora piu’ evidente che mai, tanto nell’impostazione vocale di Jerome, quanto negli arrangiamenti. Il disco è ispirato alla guerra civile spagnola e dedicato agli esuli (bello l’artwork del cd, con foto d’epoca): si pone quindi l’accento su sentimenti come la nostalgia, la lontananza e la malinconia, ben evidenziati nelle ballate minimali come “Odessa”, “We who fell in love with the sea”, “Flowers from exile” e “The Secrets sons of Europe” (dove la chitarra suona il flamenco, a ribadire, coi numerosi campionamenti vocali presenti nel disco, la matrice spagnola dell’album). Sono però pezzi ottimi come “The Accidents of gesture”, la già citata “To Die among strangers”, “A Legacy of unrest” e “Swords to rust, hearts to dust” che portano questo disco su livelli d’eccellenza: canzoni in bilico tra il sound classico di Rome e la sua nuova veste maggiormente romantico-decadente. Tra continuità col passato e ricerca di nuove soluzioni, Flowers from exile risulta comunque disco splendido ed imperdibile; un’altra gemma nella discografia di Rome!

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