Visioni Gotiche: Il segreto del Demone - part 1

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Ver Sacrum Visioni Gotiche è una realtà davvero particolare. Particolare perché difficilmente etichettabile: è vero che nella loro musica si possono rintracciare influenze da ambient, metal, progressive, horror rock, ma il risultato finale è del tutto personale. I Visioni Gotiche producono musica da film sostanzialmente strumentale, paradossalmente anche laddove il film non c’è (anche se i nostri sono stati molto attivi in questo ambito), e la producono con un approccio genuinamente (e credo anche spontaneamente) vintage che rimanda esplicitamente alla stagione d’oro dei Goblin e del miglior Simonetti. Questo “Il segreto del Demone, part I” (la seconda parte vedrà la luce a breve, pare) è un concept album il cui racconto portante soppianta in qualche modo “il film-che- non- c’è”. E credo, anche, che il diffuso imprinting prog che vi si respira sia dovuta proprio anche a questa necessità di narrare. Nella traccia d’apertura “La casa del sogno” prevale la dimensione ambientale, con ampi inserti descrittivi e melodici. Nella successiva “Nightmare” i suoni si fanno pesantissimi e metallici, ma soluzioni vocali e arrangiamenti davvero gobliniani intervengono a ristabilire la giusta allure. In “Ipnosi” fa capolino il gothic metal (come anche in “Oscura presenza”, dov’è condito da campionementi ambientali) mentre la voce pare citare istanze neo-prog. Curiose venature pop, invece, emergono soprattutto nella parte vocale (femminile) di “L’angelo sofferente”, che pare venire fuori direttamente dagli anni ’80. “Visioni da un funerale” è, invece, molto filmica ed oltre ai Goblin viene alla mente (oso? ma sì, oso) il Franco Micalizzi di Stridulum, così come mi pare di ritrovarlo in “La ricerca della verità”, soprattutto nelle parti d’archi. Il pezzo di chiusura, “Il rituale Nero” invece, come da titolo, è un gran bel frammento di ambient oscura e gotica. Musicisti particolari dunque, forse non per tutti, perché non so quanti ormai riescano a cogliere appieno tutti i rimandi e gli echi che costituiscono la loro proposta, e che sicuramente hanno il gran merito di essere fuori dall’omologazione che impera nel giro “alternativo”, soprattutto per il gran bagaglio di memoria e cultura musicale e non solo che si portano dietro. E inoltre, attraverso una buona dose di spirito ludico, hanno la capacità, di sciogliere in me -loro coetaneo, diciamolo pure (e mi scuso con Laura, che è una bambina…)- un bel grumo di ricordi. Alla seconda puntata.

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