James Blackshaw: The Glass Bead Game

0
Condividi:

Ver Sacrum Ed eccolo finalmente il tanto atteso album di James Blackshaw su Young God. Il ragazzo (classe ’81) negli ultimi tempi continua a raccogliere consensi su consensi grazie a una serie di album particolarmente apprezzati, che hanno fatto sì che tanto David Tibet lo reclutasse per il suo ultimo Current 93 quanto che Michael Gira in persona si scomodasse prendendolo per la sua etichetta. Cinque brani, cinque piccoli capolavori, a partire dalla classica apertura di “Cross”, brano che racchiude la quintessenza del particolare stile fingerpicking di Blackshaw e del suo uso del riverbero, che si tinge di umori chiaroscurali grazie alle ricche pennellate di violini e agli inediti vocalizzi di Lavinia Blackwall. E se già l’idea di ascoltare voci su un disco di Blackshaw è una piccola sorpresa, è il caso di aggiungere che mai come in questo disco la strumentazione è varia e ricca. Se gli esordi si reggevano per lo più sulla sola chitarra “primitivista”, qui Blackshaw affida le sue composizioni all’accompagnamento di altri strumenti che amplificano la natura malinconica ed eterea delle composizioni. Un altro centro pieno per Blackshaw e per la Young God.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.