Ver Sacrum A conti fatti (beh, la matematica non è mai stata il mio forte, ma fin qui ci arrivo!), questo è l’ottavo disco dei Merry (dei quali l’attivissima Gan-shin ri-propone proprio in queste settimane pure “M.E.R.R.Y.”, fino ad ora disponibile solo nella loro patria). In sei anni di intensa attività, i nipponici hanno contribuito a delineare le coordinate del Visual Kei, andando oltre al concetto di J-rock, frantumando in un unico crogiuolo, ove poi vengono fuse ad altissima temperatura, pietre taglienti che corrispondono al punk (l’anthem ribelle “Friction XXXX” e la offspringhiana title-track), alla tradizione nipponica (“Akai Kutsu”) ed al metal (non solo nu, si ascolti “Gesshoku”), senza che l’ampio spettro di soluzioni proposte risulti mai irritante. Segno che Under-world (l’edizione europea, rispetto a quella rilasciata in Giappone, presenta le bonus “Montage” e “Kigeki no Taboo”, una volta tanto siamo noi a beneficiare dell’import, e trattasi di canzoni dall’elevato valore complessivo) coglie nel segno, con una band in palla e pronta a fronteggiare la bravura dei paladini Dir En Grey. E che i Merry vogliano divertirsi lo dimostra la sghemba “Enzetsu-surrealism”, ove i confini tra generi vengono abbattuti con ironia e gusto. Spazi per un ulteriore affinamento dell’arte ci sono, per ora comunque accontentiamoci di Under-world, vi imbatterete in un lotto di pezzi ove quelli belli superano nettamente i meno riusciti. Da citare la traccia nr. 12, “Gekisei”, ben quindiciminuti di delirio, track che per la sua natura di suite è assai variegata nel suo essere, ed ove i singoli componenti si incastrano alla perfezione l’uno con l’altro, conducendoci ad un finale davvero epico-(melo)drammatico.