Black Tape For A Blue Girl: 10 Neurotics

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Per questa nuova opera dei suoi Black Tape Sam Rosenthal ha fatto aspettare ben cinque anni. Se il precedente Halo Star rappresentava per chi scrive la vetta della produzione di questo storico progetto statunitense, 10 Neurotics costituisce in parte un “ritorno alla normalità”. Non che l’album sia brutto, anzi, ma gli episodi si attestano, con poche eccezioni, sulla media. Nell’album è citato spesso il tema della trasgressione, con canzoni i cui testi sono costruiti come delle piccole storie raccontate dalla parte “debole” di una coppia, pronta a subire – non senza soddisfazione – piccole (e meno piccole) umiliazioni. La grafica del CD, davvero splendida nell’edizione digipack della Projekt, rimanda direttamente a questo tema ed è quindi piena di foto erotiche (molto soft) splendidamente patinate. Se il tutto vi suona un po’ come una cosa fighetta, beh avete colto il limite principale di 10 Neurotics. L’album è innegabilmente un po’ di maniera e nonostante il carattere struggente di molti dei pezzi presenti riesce in ogni caso a suonare “freddo”. Sulla carta il CD aveva tutte le carte per essere un altro capolavoro: intanto in quest’opera è stato molto presente Brian Viglione dei Dresden Dolls, che non solo ha suonato in quasi tutti i pezzi ma ha anche co-prodotto il CD. Al solito Rosenthal si è circondato poi dei migliori musicisti della sua Projekt Records, tra cui Steve Roach, Michael Laird (Unto Ashes), anche se questi (e non è stato un bene per il disco) si sono limitati a poco più di una comparsata. Altra apparizione di lusso è stata quella di Lucas Lanthier dei Cinema Strange, che dona la sua stralunata voce a “Curious, Yet Ashamed”. C’è poi Athan Maroulis, ex-Spahn Ranch, che è il vocalist maschile principale del CD, cosa che non è completamente positiva: non che la sua voce sia brutta, tutt’altro, ma il carico di enfasi che mette nell’interpretare i brani rende ancora più stucchevoli alcuni episodi già leziosi del CD. Tra l’altro è un difetto storico dei Black Tape quello di esasperare i toni enfatici nei brani più romantici: Rosenthal in questi episodi fa caricare di pathos le interpretazioni dei suoi cantanti, con risultati spesso al limite del fastidioso (per questo ero arrivato a detestare Oscar Herrera, uno dei primi collaboratori di Rosenthal). A causa di ciò “Tell Me You’ve Taken Another” e “Love Of The Father” (che ha comunque un testo davvero toccante) sono gli episodi peggiori di 10 Neurotics: troppa è poi l’enfasi in “The Perfect Pervert”, anche se il pezzo non è in fondo male, e in “Marmalade Cat”, tra l’altro anche un po’ goffa nell’intepretazione vocale femminile. Se Halo Star era aperto alla sperimentazione dei suoni, in 10 Neurotics questa tendenza è meno accentuata visto che molti dei brani riprendono sonorità e atmosfere “tipiche” del gruppo. Ci sono comunque delle eccezioni: la “jazzy” (e debole) “Inch Worm”, la ballad acustica “Love Song” e soprattutto una manciata di episodi di gusto dark-cabaret, uno stile che deve piacere molto a Rosenthal, visto che ha messo sotto contratto i francesi Katzenjammer Kabarett e lui stesso ha rilasciato lo scorso anno un CD del progetto Revue Noir, tutto dedicato a queste sonorità. Questa commistione in 10 Neurotics ha prodotto risultati tutto sommato interessanti come “Sailor Boy”, la già citata “Curious, Yet Ashamed” e soprattutto la buona “Rotten Zurich Cafe”. In realtà la novità principale del disco è proprio dovuta alla collaborazione con Brian Viglione, la cui presenza dona una solida base ritmica agli episodi del CD. L’album in generale cresce soprattutto nella seconda metà, dove sono presenti gli episodi migliori come “In Dystopia”, la gotica “The Pleasure In The Pain” e soprattutto “Caught By A Stranger” (ecco, questo è davvero un picco, probabilmente uno dei migliori pezzi mai composti dai Black Tape). Forse questa recensione vi potrà sembrare troppo severa, visto che comunque 10 Neurotics non è un brutto disco e sicuramente svetta sul livello infimo della produzione musicale odierna. Di contro però non è nemmeno un’opera che riesce a catturare incondizionatamente l’ascoltatore, visto che sembra essere stata composta più con il cervello che con la pancia e il cuore.

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