Rammstein: Liebe ist für alle da

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Ver Sacrum Ci hanno fatto aspettare un bel po’, anche troppo direi, ma alla fine gli “zappatori” dell’industrial-tanz-metal sono tornati all’attacco con un disco giustamente ignorante e caratterizzato dalle ormai note sonorità “tagliate con l’accetta”, che si sposano alla perfezione con il tappeto di tastiere creato da quel buffo soggetto che è Christian Lorenz. A molti ascoltatori i Rammstein non piacciono perché risultano troppo sfacciatamente grevi e rozzi, eppure sono queste le caratteristiche che li rendono unici, e che permettono loro di conferire originalità anche a pezzi piuttosto tranquilli e melodici come “Frühling in Paris” e “Roter sand”. E sempre per ribadire il fatto che in quanto a estremismi non sono secondi a nessuno, i nostri hanno lanciato il singolo “Pussy” grazie un video-clip pornazzo che è già diventato leggenda: qualcuno parlerà di bieca operazione di marketing, qualcun altro invece di figata (mai parola potrebbe essere più adatta, in effetti…), ma personalmente trovo che la loro sia stata una mossa piuttosto astuta e niente affatto disdicevole. Tornando all’album, tra le track migliori segnalerei l’opener “Rammlied” (davvero maestosa e potente, non c’è che dire…) e “Haifisch” (contraddistinta da soluzioni sonore e arrangiamenti molto particolari…), mentre tra quelle un po’ più nella media si potrebbero citare “Mehr” e “Wiener blut”, ma in generale l’ultima fatica di Till Lindemann & company convince parecchio, oltre a divertire come al solito. In poche parole il titolo di “band più tamarra del pianeta” rimane in casa Rammstein, e non ditemi che la cosa vi sorprende…

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