Gerostenkorp: Terre brulée

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Ver Sacrum Bella la veste grafica del cd, un digipack apribile che ci fa ricordare quanto fossimo abituati diversamente fino a qualche anno fa, quando “toccare” la musica con mano era cosa assai comune e quasi scontata. È anche vero, però, che quando quest’ultima non ha molto da dire non si sente per nulla la necessità di toccarla, e a esser sinceri nel caso di Terre brulée pure la voglia di ascoltarla, dopo un po’, comincia a latitare. Si sa, il difetto peggiore delle band dark-ambient-industrial è che di rado riescono a essere originali, ma a volte capita anche che il (pur apprezzabile) tentativo di ricercare qualcosa di nuovo dia frutti non propriamente positivi. Non tutti i brani del disco sono sperimentali (molti si rivelano, fin dal primo ascolto, assai scontati e perdibili), però ce ne sono alcuni nei quali, agli elementi classici, se ne aggiungono altri di varia natura (si va dai rimandi alla musica mediorientale della titletrack alle irritanti vocals femminili “sussurrate” presenti in “Mermaid”). Nel complesso l’album non convince granché, e la convinzione che la strada verso il rinnovamento di questo genere sia lunga e tortuosa cresce sempre più.

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