Faith and the Muse a Prato, Foto di Christian Dex

Il ritorno dei Faith and the Muse è stata sicuramente una delle migliori sorprese di questo 2009. Il gruppo di Monica Richards e William Faith è un caso unico nella scena oscura, capace com’è di far evolvere la sua musica in modo creativo e coerente, mantenendo sempre ad un livello elevatissimo la propria proposta. Non da sottovalutare, e il concerto di Prato da questo punto di vista è stato una conferma, è l’alta qualità della band nella dimensione live, sia in termini musicali che visuali.

La serata comincia in modo inusuale ma assai interessante con l’inedita e intrigante accoppiata tra le eleganti atmosfere eteree degli Hexperos e il convincente reading di Erika Polignino. Erika ha letto degli estratti dalla sua opera d’esordio Nero Fluorescente, dimostrando non solo di saper scrivere bene ma anche di avere una sensibilità e una forza fuori dal comune. Non era indubbiamente facile per l’autrice leggere degli estratti così intimi di un’opera che giocoforza parla molto della sua vita davanti al pubblico di una serata in discoteca, talvolta – inevitabilmente – rumoroso e distratto. La sua sfida però è riuscita in pieno e una bella fetta di presenti ha ascoltato con attenzione e trasporto la storia di una ragazza gotica sorda che si incontra e scontra con il rumore assordante della vita.

Ogni frammento di lettura veniva intervallato da una canzone degli Hexperos che, ricordiamo, sono il nuovo gruppo di Alessandra Santovito, la cantante degli stupendi Gothica, i quali non vanno confusi con il quasi omonimo gruppo Electro/Visual Kei giapponese. I “nostri” Gothica sono stati gli autori di due veri capolavori di dark-wave eterea/neoclassica pubblicati dalla prestigiosa Cold Meat Industry (Night Thoughts e The Cliff of Suicide). Gli Hexperos hanno già esordito con The Garden of the Hesperides, un bellissimo CD uscito nel 2007 per l’etichetta portoghese Equilibrium Music, e dal vivo hanno proposto una manciata di ottimi brani che faranno parte del loro prossimo album. Straordinaria e sempre convincente è la voce di Alessandra, il vero punto di forza di una proposta musicale comunque interessante ed emozionante, che conferma gli Hexperos come una delle realtà più promettenti della scena nazionale.

Nel frattempo il pubblico è aumentato sensibilmente, con gente venuta da varie parti d’Italia per tributare il giusto omaggio ai Faith and the Muse. L’inizio del concerto sorprende davvero e fa capire che la performance di stasera sarà davvero qualcosa di speciale. Sul palco laterale del Siddharta infatti due (bellissime!) ballerine entrano in scena tutte (s)vestite di bianco e con delle lunghe piume ad allungare le dita. Sono le Serpentine, una coppia di ragazze titolari di un progetto di danza tribale che accompagna la band americana come coriste e performer. Le loro lente ed eleganti movenze sulle note di “Kamimukae” rapiscono l’attenzione dei presenti, mentre il gruppo sale sul palco.

Quella di stasera è una nuova e speciale incarnazione dei Faith and the Muse, in cui Monica Richards e William Faith si fanno accompagnare da un numero davvero consistente di musicisti, ovvero un batterista, il violinista Paul Mercer, Steven James e Marzia Rangel, un ragazzo ed una ragazza che si alternano tra basso, chitarra, violino, violoncello e percussioni, più una percussionista a fondo palco. E’ inutile dire che la band stasera produrrà un potente “muro di suono” che esplode quando il concerto ha propriamente inizio con “Blessed”. Saranno molte alla fine le canzoni tratte dall’ultimo loro lavoro Ankoku Butoh, la cui uscita ufficiale ha coinciso con questo tour. Si tratta di un album molto buono fortemente influenzato dalla cultura giapponese nei suoni e nell’immaginario che lo ha ispirato. Il contesto live si rivela perfetto per presentare “Bushido”, un pezzo di sole percussioni eseguito alla maniera tradizionale giapponese, in cui anche William Faith si esibisce ai tamburi.

Il concerto prosegue intervallando brani da Ankoku Butoh ai classici del gruppo, in primis “Scars Flown Proud” e “Sparks”, il tutto sempre eseguito con estrema perizia e professionalità. Sorprende positivamente poi l’estrema gentilezza e semplicità di questi artisti, con William Faith che alla fine del concerto passeggia tranquillamente in mezzo al pubblico non dicendo mai di no a chi lo ferma per un saluto o una foto.

Musicisti così bravi e persone così speciali meriterebbero davvero un riconoscimento ancora più consistente di quello che la scena oscura italiana, nel suo piccolo, ha tributato loro. I Faith and the Muse non si curano di raggiungere una fama mainstream, proseguendo nel loro cammino musicale personalissimo e squisito. D’altronde proprio nel pezzo “Blessed” Monica Richards canta “We are the underground”, un verso che in bocca sua suona come un’orgogliosa rivendicazione.

Link:

Faith and the Muse: sito ufficiale

Faith and the Muse @ MySpace

Hexperos: sito ufficiale

Hexperos @ MySpace

Erika Polignino @ MySpace

Serpentine @ MySpace

Paul Mercer @ MySpace

Steven James & Marzia Rangel @ MySpace

Faith and the Muse a Prato, Foto di Christian Dex