November Industrial Festival

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Esplendor Geometrico

Vista la più che positiva esperienza dell’anno precedente, si torna ad Augsburg per un’altra accattivante edizione del November Industrial Festival. La trasferta è agevolata da un clima assai più mite rispetto a quello dell’anno scorso, il che rende tollerabile anche la breve coda che dobbiamo fare per entrare al Kantine, il bel locale che come sempre, ospita l’evento.

Non siamo in Italia, e quindi gli eventi iniziano ad orari per noi (chissà poi perchè) impensabili, ma la gente non batte ciglio, ed anzi accorre numerosissima per non perdersi nemmeno un minuto del primo concerto; il programma prevederebbe una partenza già alle 18.30 con TriORE, ma in realtà il concerto inizia con 45 minuti di ritardo (eh, anche l’efficienza teutonica non è più quella di una volta). Ero molto curioso di assistere al concerto del duo formato da Christian Erdmann (Triarii) e Tomas Petterson (ORE), dopo aver immensamente apprezzato il loro cd Three Hours; anche dal vivo i due non mi hanno deluso, grazie ad una valida esibizione in cui hanno proposto diversi brani dell’album.

Accompagnati da Fredrik Bergstrom (No Festival Of Light) alle percussioni e da un quarto elemento (che ritroveremo sul palco anche per il concerto di Triarii) alla chitarra acustica, Thomas e Christian si occupano di voci e percussioni, proponendoci, tra le altre, “Victory rising”, “Europa’s dream”, “No tears are shed for you and me”, “There’s a smell to life that dies”, ottimi brani che fondono melodie neofolk con atmosfere apocalittico-marziali. Come ho già avuto modi di scrivere nella recensione dell’album, i brani sono indubbiamente un pò troppo simili nelle loro strutture, ma si tratta di canzoni talmente belle e che incarnano in maniera perfetta il mio concetto di folk-apocalittico, che non posso non applaudire convinto a questo concerto, così come ho fatto per il disco.

Il secondo concerto in scaletta è quello di Simone Salvatori. Già presente ad Augsburg lo scorso anno con formazione al gran completo, Simone quest’anno propone un set solista; accompagnato dalle immagini del fim “Mamma Roma”, Simone esegue pezzi ormai classici, come “Soulgambler”, “I walk the (dead)line”, “Song for the old man”, “Ragged bed”, “Jesus died in Las Vegas”, “Slave” ed un nuovo pezzo (sentito anche l’anno scorso) che dovrebbe far parte del nuovo (tanto atteso quanto rinviato) album del musicista romano. Sia da solo che con la formazione al completo, Simone fornisce sempre un grande show in cui mette in risalto tanto le sue capacità di musicista/cantante quanto quelle di intrattenitore.

E’ ora la volta di Triarii, il concerto che attendevo con maggior curiosità, poichè tra i gruppi che mi interessavano, tra quelli in scaletta in questo festival, era l’unico che non avevo mai visto dal vivo. Partiamo dalle conclusioni e diciamo subito che si è trattato del miglior concerto della serata, una grande e piacevole sorpresa! Coadiuvati da efficaci immagini (che attingevano ovviamente all’immaginario bellico-apocalittico) proiettate alle loro spalle, Christian e gli altri due elementi alle percussioni, si sono prodotti in un concerto strepitoso che ha incarnato l’essenza stessa del sound marziale ed apocalittico. In scaletta i brani migliori dei tre album realizzati da Triarii: esaltazione totale per “Mother of pain”, “On wings of steel”, “Roses 4 Rome” (ovviamente eseguita con la partecipazione di Thomas), “Ode to the sun”, “Muse in arms”, ecc… voci e percussioni rigorosamente “live” per un concerto di rara intensità e assoluta bellezza, tanto dal punto di vista musicale quanto da quello visivo. Grandissimo Triarii, decisamente il trionfatore della serata!

E’ il turno di Klangstabil, duo italo-tedesco (Boris May e Maurizio Blanco) che non mi è facile commentare; innanzitutto perché conosco poco il loro repertorio ed in secondo luogo perché è difficile descrivere la loro musica a chi non li abbia mai ascoltati. I due incidono per la Ant Zen, label di riferimento (con la connazionale Hands) per il genere “industrial”, ma la musica dei Klangstabil sfugge ai canoni del genere, specialmente nei brani cantati in italiano (assai maccheronico per la verità) da Maurizio. Trattasi di pezzi di impostazione decisamente melodica (Immaginatevi una sorte di emulo di Tiziano Ferro) che il pubblico tedesco, specie quello femminile, dimostra di gradire moltissimo, ma che a chi sa veramente l’italiano, possono strappare solo qualche sorriso.

Ordo Rosario Equilibrio

In altri brani (prevalentemente strumentali o interpretati da Boris) il ritmo si fa invece più sostenuto e dal punto di vista delle musiche, devo dire che la proposta dei Klangstabil non mi dispiace nemmeno, pur non incarnano certamente il mio ideale musicale e trovando francamente eccessiva la foga con cui i due interpretano i loro brani. Considerazione finale sul loro look: se è vero che la musica è la cosa più importante, è altresì vero che anche l’occhio vuole la sua parte; vedere Boris scalzo, con jeans di tre taglie più grandi della sua, con conseguente panoramica (non richiesta) sulle sue mutande e risvolto abnorme, modello “acqua in casa” (il tutto impreziosito da maglietta con scritta “Beverly Hills 90210”) mi ha messo una gran tristezza.

Ed ora, ecco uno dei nomi (non da me) più attesi della serata Esplendor Geometrico. Mi spiace deludere i nostri lettori, ma preferisco glissare sull’esibizione del duo spagnolo, in quanto si tratta di quanto più lontano dai miei gusti (rythmic noise, industrial) e così ho seguito (si fa per dire) il concerto in disparte, salvo poi recarmi in zona merchandise, bar, ecc… Non posso esimermi però dal ricordare la pittoresca figura di uno dei componenti del duo: un ometto sui 50 anni, completamente ubriaco, che si dimenava sul palco come un forsennato (dopo essersi fatto notare già nel corso dei precedenti concerti, quando si aggirava tra il pubblico in maniera che non poteva certo passare inosservata.

Il compito di chiudere il festival spetta a Ordo Rosarius Equilibrio. Per la band svedese non vi è bisogno di presentazione: anni di onorata carriera e ottimi album li hanno consacrati tra i “big” della scena apocalittica ed il concerto di stasera sancisce la loro bravura. Ho già assistito a parecchi loro concerti nel corso degli anni, ma è la prima volta che vedo gli Ordo in formazione così estesa: Tomas è infatti affiancato dalla compagna Rose-Marie (cori) e dal fido percussionista Fredrik, a cui si aggiungono un altro percussionista, un chitarrista ed un bassista. La presenza di questi ultimi due sarà ad onor del vero abbastanza virtuale nei primi brani del concerto, poiché i loro strumenti non si sentono assolutamente; sorpassati questi problemi tecnici, il concerto cresce e non si può non restare estasiati dalla bellezza del repertorio della band svedese (che ha eseguito almeno un paio di brani inediti, che presumo saranno inclusi sul nuovo disco già annunciato per il 2010) che attinge soprattutto dagli ultimi tre album.

Tra i brani che ricordo, “In high heels through nights of broken glass”, “Lost forever in the blitzkrieg of roses” e la conclusiva “Confessions of a sinflower”. Assolutamente favolosa la scelta dei quattro bis che hanno chiuso il concerto (con Simone Salvatori ad aggiungersi alla compagnia): “The love and defiance of being alive”, “Who stole the sun from its place in my heart?”,”Hell is where the heart is ” e “Three is an orgy, four is forever”. Un finale superlative per un concerto partito in sordina ma migliorato brano dopo brano, a coronamento di un’altra ottima edizione del November Industrial Festival. Arrivederci all’anno prossimo!

Triarii

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