Ginger Leigh: Merchant Of Death

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Ver Sacrum Sul suo sito Ginger Leigh si presenta come “a rather less celebrated musician”. Ha perfettamente ragione, perché è un artista tutto da scoprire. Il suo ultimo parto è un album bizzarro che mescola infuenze su influenze, gioca con i generi, avendo come minimo comune denominatore solo un solido background industrial-noise. Non si tratta però di assalti auditivi all’arma bianca, ma di un lavoro più ragionato e dal non facile ascolto. Divertente “The Charcoal Man”, che mescola su un’aria mediorientale grida isteriche reiterate a più non posso e una filigrana noise leggera leggera e non invadente. E il tormentone rock-psichedelico (!!!) di “This Is Ginger Leigh” non è certamente da meno, soprattutto quando parte la voce filtrata. E si continua così per tutto il disco, senza sapere mai cosa ti aspetterà dopo. Avete presente il Bobby Conn di “Rise Up!”? Immaginate una versione ancora più fuori di testa ed estremista che invece del rock ha avuto un mancamento quando ha sentito per la prima volta i Throbbing Gristle e ci sarete vicini. Non funziona sempre, ma a tratti è esilarante.

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