Nova Orbis: Imago

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Ver Sacrum Provengono da un paese conosciuto più per fatti di cronaca (nera…) che per produzioni musicali underground quale la Colombia, i volonterosi Nova Orbis, riponendo in Imago legittime aspettative di espansione del loro peculiare ambito sonoro. Indicando in gothic metal progressivo il costrutto armonico che pare loro più congeniale, rischiano di auto-limitarsi o, peggio, di indurre qualche distratto a rifiutare qualsisia approccio a queste dieci tracce, nella maggioranza un più che discreto campione delle qualità compositive ed esecutive del combo di Bogotà. Doppia voce, con quella Ana Maria Barajas solida anche se monocorde, ancora acerba se paragonata a quella delle notissime Valchirie del settore, e quelle maschili a far discreto capolino qua e là, batteria sovente sparatissima (anche troppo plastificata, ma la produzione non aiuta il vigoroso Jose F. Osorio), tastiere nella media, chitarre che si sobbarcano un lavoro non indifferente (Josè David Barajas e Jorge A. Gutiérrez pure cantano), nella strascicata “Change” compaiono pure degli stromenti tradizionali, tanto per attribuire all’impasto un aroma esotico, ma l’originalità latita nocivamente. Tanto che dobbiamo scorrere fino a “Dark delusion” (i titoli non sono certo memorabili, concediamo loro l’attenuante della provenienza decentrata…) per imbatterci nel primo episodio dalla struttura adulta, per il resto Imago scivola via senza infamia né lode, mantenendosi nel limbo, peccato che li accomuna a tanti, troppi acts metalgoticheggianti, incapaci di elevare i loro elaborati oltre il livello della semplice sufficienza. Compitino svolto con tenacia ed applicazione, ma alla prossima nessuno indulgerà più, e dei Nova Orbis rimarrà solo uno sfocato ricordo, legato per lo più alle lande remote che li ospitano.

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