Ver Sacrum Sono da tanti anni un estimatore di Suicide Commando, ma il precedente album Bind Torture Kill non mi aveva particolarmente entusiasmato; mi era parso un lavoro debole e ripetitivo, privo di certi guizzi del passato (album come Construct:Destruct, Mindstrip e Axis of Evil sono da annoverare tra i capolavori del genere “harsh”) e decisamente appiattito su concetti splatter. L’attesissimo Implements of hell invece, mi/ci restituisce un Suicide Commando (quasi) all’altezza dei dischi sopracitati; ovviamente non c’è alcuna particolare novità nel sound di Johan Van Roy, che da anni ribadisce orgogliosamente di voler fare solo ciò che sa fare (e che generalmente gli è sempre ben riuscito), ovvero harsh-elettro, ma questo disco riesce a bilanciare la componente “harsh”, aggressiva e prettamente funzionale al dancefloor, con brani piu’ pacati, di pura ebm intrisa di nero che vanno a recuperare sonorità dei primissimi lavori del progetto belga. Alla prima categoria sono riconducibili la già nota “Die motherf*cker die”, “The pleasures of sin”, “The perils of indifference” ed “Hate me” (tutti potenziali nuovi hits), mentre nella seconda categoria vanno annoverate “Come down with me” (già edita come b-side di “Die motherf*cker die”), “Death cures all pain”, “God is in the rain”, “Until we die” e “Severed head” (anche queste ultime erano già state pubblicate in formato vinile 7″ la scorsa estate). Sono proprio questi pezzi dalle atmosfere cupe e dal numero di BPM non eccessivo (per “Until we die” avevo già speso belle parole nei mesi scorsi e questo nuovo ascolto mi rafforza la convinzione che si tratti di uno dei migliori brani composti da Suicide Commando in questi anni) a dare valore aggiunto all’album, rendendolo nettamente superiore al suo predecessore. Il disco (primo full lenght di Suicide Commando per Out of Line) è realizzato in tre versioni: standard cd, doppio cd e box per collezionisti; il secondo dischetto contiene undici remix a cura di Komor Kommando, Leaether Strip, Modulate, Xotox, Nurzery Rhymes, ecc…come avviene spesso in questi casi, la qualità è altalenante, ma del resto, non sono certo questi bonus-cd a determinare il valore di un disco. Saluto quindi con piacere questo ritorno di Suicide Commando al posto che gli compete, ovvero il podio del genere harsh: Johan Van Roy è persona onesta e genuina, probabilmente non ci regalerà mai un disco di sconvolgenti novità, ma per chi è alla ricerca di harsh-elettro dura e pura, lui è ancora lì, come sinonimo di qualità.