Minusheart: Disease

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Ver Sacrum Esordio discreto per i Minusheart, un duo tedesco che propone una miscela a base di EBM “old school” ed electro-pop. Questi due elementi sono in un certo senso sempre abbastanza bilanciati e spesso convivono in una stessa canzone, come è il caso di “Future Lies” o “Don’t feed the cats”, due brani dove sonorità più ruvide sono affiancate da accattivanti melodie di piano. Gli arrangiamenti, come è ovvio sono costruiti pesantemente su suoni sintetici, talvolta anche ostici ma è proprio il pianoforte a smorzare l’aggressività della musica: compaiono qua e là degli interventi di chitarra distorta o una linea vocale femminile. Il tutto contribuisce a creare un suono che inesorabilmente suona di già sentito, in particolare nei brani di matrice EBM in cui è riconoscibilissimo il debito del gruppo ai Nitzer Ebb (si ascolti su tutti “Feel No Pain”). Allo stesso tempo i Minusheart sono stati in grado di introdurre nei dieci episodi dell’album anche qualche soluzione più personale e in generale di interpretare in chiave più moderna lo stile “hard beat” del passato. Le canzoni di Disease sono ascoltabili ma non indimenticabili; mai si raggiungono delle vette ad eccezione di “Burning Star”, il brano che chiude la collezione, con il suo ipnotico incedere e gli arrangiamenti che aumentano gradatamente l’intensità del pezzo introducendo anche sonorità orchestrali. Come da standard per questo genere di realizzazioni anche qui figurano dei remix come bonus track del CD, che in questo caso consistono di quattro brani dell’album manipolati da Fragment Machinery, Accessory, Confyg.Sys e Monolith. Disease non è un album destinato a rimanere negli annali del genere oscuro ma due o tre brani buoni da ballare in discoteca qui si trovano senz’altro. I patiti dell’EBM possono anche accontentarsi.

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