Picastro: Become Secret

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Ver Sacrum È molto più cupo e “dark” dei precedenti, il nuovo dei post-rockers Picastro. L’album si districa tra chamber pop, post-rock, folk europeo e influenze gotiche: un pianoforte lugubre scandisce rintocchi minimali e scheletrici, un violoncello ricama passaggi cameristici, la chitarra, strimpellata, è ridotta a orpello e infine la voce eterea e spettrale – ascoltatela per bene nell’iniziale “Twilight Parting” – di Liz Hysen che gorgheggia stranita. La strumentale “A Dune A Doom” dice già tutto fin dal titolo, minacciosa e funesta, mentre “Split Head” è un brano straniante, ossessivo con il suo giro di chitarra. Apice del disco è senza dubbio “A Neck In The Desert”, con la voce che raddoppia e sembra venire fuori da un mondo popolato di fantasmi di secoli passati. È pop da camera, ma vuoi per la voce davvero slavata, vuoi per l’atmosfera plumbea, è un disco che si chiude in se stesso, a riccio, nascondendosi, diventando un segreto. E speriamo che un segreto non lo diventi davvero, perché al contrario merita di essere scoperto, piano piano.

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