Varney the Vampire

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Varney the Vampire, or the Feast of Blood, feuilleton ottocentesco inglese, fu pubblicato a puntate settimanali dall’editore inglese Lloyd per circa due anni, dal 1845 al 1847 e successivamente stampato in tre volumi, con un notevole successo e apprezzamento da parte del pubblico. Si tratta di un lavoro dalla mole notevole, essendo costituita da ben 220 capitoli per un totale di 868 pagine redatte su doppia colonna in caratteri piccolissimi, corrispondenti a circa 1.500 pagine nei formati attuali. Varney the Vampire è un’opera dalla trama complessa e articolata, in cui si sviluppano una molteplicità di tematiche con un susseguirsi di storie gotiche e soprannaturali, condite di azione, seduzione, colpi di scena e misteri, secondo la moda del periodo dei cosiddetti “penny dreadful”, ovvero “terrori da un penny”, racconti paurosi a basso prezzo che volevano incutere il terrore nei lettori narrando fatti di sangue, spesso ricavati dalla cronaca, cercando di tenere alta la suspence. Si tratta dunque di un’opera dal carattere fortemente popolare e di facile consumo, che aveva lo scopo, grazie al costo contenuto e alla sua serialità, di attirare un pubblico di massa, mettendo insieme le classi sociali più diverse.

Pubblicato anonimo Varney the Vampire, or the Feast of Blood è stato a lungo attribuito a Thomas Preskett Prest, scrittore londinese conosciuto per il romanzo a puntate Sweeney Todd, the Demon Barber of Fleet Street, ripreso anche nell’omonimo film di Tim Burton del 2008. In seguito diventa dominante l’attribuzione a James Malcom Rymer, che si dedicava alla scrittura su commissione per l’editore Lloyd. Non manca però chi ritiene che i due scrittori Prest e Rymer abbiano collaborato o si siano alternati alla stesura e chi invece pensa che altri scrittori rimasti ignoti abbiano partecipato alla scrittura, cosa che giustificherebbe alcune contraddizioni, sfasature temporali e differenze stilistiche presenti nel testo.

Varney the Vampire, or the Feast of Blood si pone come un caposaldo della lettura vampirica, a metà strada (temporalmente e non solo) tra Il Vampiro di John William Polidori (1819) e il famoso Dracula di Bram Stoker (1897), in un periodo in cui il tema vampirico dilagava anche nella letteratura francese, tedesca e russa. Al centro della narrazione è il personaggio di Sir Francis Varney, demoniaco gentiluomo, non-morto o revenant, perturbante da un lato, ma anche in preda a dubbi, pentimenti e sofferenze dall’altro, filo conduttore che ha il compito di tenere insieme e collegare tutte le storie che compongono il testo.

Considerato spesso un’opera di basso livello letterario, mal scritta e adatta ai gusti forti del popolo, Varney the Vampire è stato rivalutato soprattutto negli anni ’70 da alcuni importanti studiosi come Montague Summers, che lo ha giudicato più emozionante dello stesso Dracula di Stoker. Comunque la si pensi, non si può negare l’importanza di questo testo nell’aver dato il via a una ampia diffusione del tema del vampiro e aver fortemente contribuito a fissarne un’immagine “classica”, di cui il Dracula di Stoker risulta debitore e che sarà poi ripresa e diffusa sia a livello letterario che nel teatro e al cinema. Con Varney vengono infatti definite alcune delle odierne caratteristiche standard del vampiro: i lunghi canini con cui attacca di notte le sue vittime (quasi sempre giovani fanciulle vergini) per succhiarne il sangue, lasciando due forellini sul collo, le unghie delle dita lunghissime, gli occhi scintillanti e dal potere ipnotico, la pelle bianchissima come se fosse privo di sangue, la forza sovrumana, la quasi totale immortalità. Non sono invece presenti altre peculiarità che diventeranno tipiche del vampiro: Varney non teme la luce e può muoversi durante il giorno, non ha particolare paura delle croci o dell’aglio, può bere e mangiare come gli altri esseri umani.

Per molti aspetti la sua figura ricorda quella del vampiro folklorico, come sottolinea Vito Teti nel suo saggio “La melanconia del vampiro”: “quando assale le sue vittime a cui succhia il sangue appare orrido, macilento, con l’aspetto ricurvo, le unghie lunghe e graffianti, le labbra carnose, la dentatura paurosa e sfuggente. Ma per altri versi egli è una tipica incarnazione del vampiro letterario romantico…” (ricordando così fortemente il byroniano Lord Ruthven di Polidori) e “come tutti gli eroi maledetti dei romantici, Varney è un seduttore irresistibile, galante, di buone maniere, eloquente, raffinato, misterioso. Il suo volto è pallido; il suo sguardo così terribile e penetrante che nessuno può fissarlo due volte. La vittima, prima di essere vampirizzata, viene immobilizzata e paralizzata dai suoi occhi scintillanti…”. Inoltre “Varney è un prototipo di vampiro infelice e depresso perché consapevole della sua condizione e del male che provoca agli altri. Egli soffre e si lamenta per la sua “vita odiosa” e perché si sente una “nauseabonda creatura” che non può fare a meno del sangue delle fanciulle, che può restituirgli la forza”. Pertanto vittima della sua condizione e del suo “peccato” Varney, “stanco e disgustato da una vita di orrore”, decide di autodistruggersi gettandosi nella bocca del Vesuvio (l’Italia, non a caso, viene scelta come luogo del mistero e dell’orrido, secondo gli stilemi del romanzo gotico di fine settecento), espiando nel fuoco purificatore le sue colpe e anticipando la disperazione di alcuni celebri vampiri della letteratura e del cinema (basti pensare a Nosferatu di Murnau e Nosferatu, il principe delle Tenebre di Herzog).

Si tratta dunque di un personaggio dalle molte e interessanti sfaccettature, le cui intricate avventure vanno a formare un testo che sarebbe certo riduttivo ricondurre a mera opera di genere e che merita uno studio più attento e approfondito. Del resto Varney the Vampire è una delle opere più citate della letteratura vampirica, ma meno lette e conosciute, a causa della sua mole e delle sue scarse edizioni.

Va dunque tutto il nostro ringraziamento alla casa editrice Gargoyle Books per aver avuto il coraggio di presentarne l’edizione italiana integrale in tre volumi (Il banchetto di sangue, L’inafferrabile, All’ombra del Vesuvio), di cui il primo edito da pochi giorni, gli altri due nel corso del 2010.

Per informazioni: www.gargoylebooks.it

Bibliografia
J. Gordon Melton, The Vampire Book, The Enciclopedia of the Un dead, Visibile Ink press, 1994
Massimo Introvigne, La stirpe di Dracula, Oscar Saggi Mondadori, 1997
Vito Teti, La melanconia del Vampiro, Manifestolibri, 1994 (ristampato nel 2009).

Illustrazione tratta dalla versione originale di Varney the Vampire

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