Westwind: Ravage

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Ver Sacrum Ravage vede il ritorno in pompa magna dei francesi Westwind, già fautori di diverse pregevoli uscite in ambito marziale. Il lungo lasso di tempo intercorso deve aver fatto molto bene ai nostri, dato che questo monumentale doppio CD segna una svolta nel loro percorso musicale, che ora si arricchisce di nuove e interessanti sfumature, e che con tutta probabilità finirà nella mia top ten del 2010. Tutto il disco è un gran bel sentire: “The Machupo Ballad”, giocata su moog e musichette da frontiera desertica, è un brano che starebbe bene in qualche film horror messicano di qualche decennio fa, ed è un’ottima apertura. Le ottime “Al-Dajjal” e “Yawm Al-Qiyamah”, come il titolo suggerisce, combinano atmosfere mediorientali a una base elettronica pesante e ipnotica, con la seconda che sterza verso il drone. Più canonicamente legate alle declinazioni elettronico-industriali sono brani come “The Great Conflagration”, che insiste sulla vena horror, “Project Megiddo” o “Vatican As Jericho”. Ciò che caratterizza di più l’album è il suono dell’organo combinato all’elettronica pulsante e alle percussioni e che, unite alle atmosfere retro, creano un amalgama dal forte impatto. Ravage è, in definitiva, un gran bel disco da non farsi sfuggire. La devastazione a cui accenna il titolo, probabilmente, è quella del genere marziale, qui ricombinato in modi nuovi e originali.

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