Interferenze: V1.1/V1.2

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Ver Sacrum Immagine come mezzo di espressione. Non si può proprio scindere l’aspetto visuale da quello prettamente sonoro, riferendosi al duo fiorentino composto da Giacomo “Jac” Salani e da Luca Fucci, in circolazione dal 2006 e già autore di un EP. Il loro esordio coincise con la sonorizzazione di situazioni legate all’alta moda, e se a questi indizi se ne aggiungono altri, come la conclamata aderenza ai canoni estetici degli ottanta (nella citata opera prima coverizzavano “Fade to grey” dei Visage, e l’ombra onnipresente di Bowie incombe benevola sulle loro testoline), si avrà un quadro abbastanza netto, comunque parziale, della loro proposta. Parziale perchè in queste canzoni c’è molto di loro, della loro personalità che non va taciuta, come di scorie derivanti da altre identità prese a campione (i NIN?). Un ciddì doppio, un suicidio oggidì, quando tutto si affastella, file su file, in una memoria aggiuntiva a quella della quale siamo normalmente stati dotati (da Madre Natura), che trattasi di quella di un pc o l’altra del cellulare poco importa. Iconette anonime delle quali magari ci si dimentica tosto, per saturazione. Nel primo dodici pezzi espressi in lingua italiana, un percorso che ci porta attraverso “Sacrifici chimici”, “Fuori tempo”, “Fluido”, “Punto di contatto”, con i Bluvertigo magari a giuocare a nascondino fra le note (e fra i titoli), nel secondo cinque rivisitazioni in inglese più la cover geniale di “Immigrant song” del dirigibile Led Zeppelin, che poco ebbe a che spartire con la wave (ma che dico, e The Cult fin da “Dreamtime”, e “Children” de La Missione? Sì, perchè c’è ancora qualche mio coetaneo che si intestardisce a negare l’influenza che Page, Plant & Co. esercitarono sui virgulti – chitarristi – di allora, come pure l’evidente infatuazione che molti in quell’epoca ebbero per i seminali Roxy Music, che Iddio li perdoni della loro stoltaggine!). Curioso ma voluto, la scaletta breve di V1.2 ripete all’incontrario quella di V1.1, in una sorta di percorso alla rovescia, circolare, che ci riporta sui nostri passi. Per il sottoscritto, da heavy rotation. Punto e basta.

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