Mantus: Demut

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Ver Sacrum E con questo sono otto. In matematica, l’ho già confessato, me la cavavo per il rotto della cuffia (leggasi sufficienze stiracchiate), ma fin qui ci arrivo. Dal 2000 il nostro amicone Martin Schindler ha messo in ordinata (teutonica precisione!) fila tanti ciddì, oltre ad un DVD ed all’immancabile raccolta. Se poi consideriamo gli EP (l’ultimo “Koenigreich der Angst” è recentissimo) e le produzioni a nome Black Heaven… Fermi qui, Demut è l’oggetto della mia dissertazione/dissezione, lasciamogli spazio. Chitarroni e melodie a braccetto, con “Vanitas” e “Fallen” è il loro lato più metallico e pesante a mostrarsi in tutta la sua possanza, per quello che sarà il tema conduttore di tutto il disco, dal punto di vista sonoro. Non un capolavoro, come la Trisol si è affrettata a sbandierare, un albo comunque formalmente impeccabile. Ecco, forse anche troppo, perché la sensazione già provata altre volte emerge netta anche da questi solchi ammantati di melancolia posticcia. Il mestiere non manca a Martin ed a Thalia (per inciso, gli episodi interpretati dalla vocalist paiono i più carenti di vitamine, sarà una mia impressione…), peccato che l’arte non venga messa sempre a frutto, e che la fantasia rimanga chiusa nel cassetto degli attrezzi.

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