Peter Bjärgö: A wave of bitterness

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Ver Sacrum Che i Dead Can Dance siano stati una delle band più seminali tra quelle nate negli anni ’80 credo non ci sia alcun dubbio; tipicamente, gli epigoni dell’incommensurabile duo australiano, erano e sono caratterizzati dalla presenza di una splendida voce femminile, probabilmente perché le capacità vocali di Lisa Gerrard sono in grado di ammaliare almeno quanto quelle delle sirene omeriche. Questo ha, in alcuni casi, lasciato in ombra la voce di Brendan Perry, anch’essa, nel suo ambito, di una bellezza non indifferente e quasi altrettanto innovativa nell’uso che ne viene fatto. È da diversi anni, direi dall’epoca di Inner pale sun che Peter Bjärgö cerca di avvicinarsi, devo dire con un buon successo, allo stile e alle tonalità di Perry e riesce, in questo nuovo lavoro solista, a convincermi appieno del fatto che l’ispirazione ancora c’è ed è sempre di ottimo livello: lo stile musicale è quello che potremmo legittimamente aspettarci, ossia qualcosa di molto vicino alle produzioni degli Arcana, ma privi delle voci femminili; devo dire che il nostro riesce a non farne sentire eccessivamente la mancanza, riuscendo con la sua sola voce a creare bellissime ambientazioni. Sicuramente un ascolto consigliatissimo per gli amanti delle sonorità eteree, per un lavoro che, a mio parere, è forse quanto di meglio abbia creato Peter Bjärgö negli ultimi anni.

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