Speciale Erika Polignino

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Erika Polignino © www.theouroboros.deviantart.com

Perché hai scritto Nero Fluorescente?
Nero Fluorescente è nato dalla necessità di esprimermi e di far riflettere sul problema della sordità e della disoccupazione. La sordità è un argomento poco conosciuto e con troppi tabù. Nel romanzo il non udente viene visto con occhi diversi, ho voluto fare tabula rasa ai luoghi comuni affibbiati al sordo. Non ne potevo più di sentire sciocchezze sul loro conto, anche un disabile può essere diverso nel suo ‘diversamente abile’.
In verità, scrivo da anni, ho cominciato con le poesie, le scrivevo sprofondata nel silenzio delle notti solitarie contemplando le luci dei lampioni che si vedevano dalla finestra di casa mia. A quel tempo non ero interessata ad una pubblicazione editoriale, con Nero Fluorescente sì. L’ho scritto in pieno giorno. Avevo molte cose da dire e raccontare. La vita attorno a me era diventata una nouvelle vague contemporanea.

Cosa c’è di Erika Polignino nella storia e nell’anima di Viola?
Viola è l’anima di Erika Polignino, soprattutto sul lato visionario e onirico. Sono una grande sognatrice, non smetterei mai. Sognare è la mia droga, ne sono totalmente dipendente. Nei momenti in cui non sogno, mi sento come in crisi di ‘astinenza’… Di notte faccio sogni dove mi ritrovo protagonista di situazioni particolari e surreali, alcuni di loro li ho scritti nel romanzo.
Ci sono molte cose di me nella storia della protagonista di Nero Fluorescente, momenti vissuti realmente, non per questo il libro è ispirato ad una storia vera.

Nero Fluorescente non è solo un romanzo sulla sordità ma anche sul mondo del gotico. Quali risonanze provoca in te questa parola e, più in particolare, cosa rappresenta questa cultura per te e nel romanzo?
Il ‘gotico’ è di difficile interpretazione, come parola ha tanti significati. Se si pensa all’architettura, il gotico è l’arte della luce creata dagli antichi Goti. Se si pensa alla scrittura, il gotico è un tipo di carattere medioevale formato da tratti spezzati e riccioli che adornano le lettere dell’alfabeto. Se si pensa ad un individuo vestito di scuro con il cerone bianco sul viso, il gotico è colui che ama le cose decadenti.
Per me il ‘gotico’ ha invece una connotazione diversa e più profonda: è l’essere sensibili, il percepire cose che gli altri non sentono, la capacità di vedere oltre, la libertà di esprimersi, il provare emozioni non comuni, ma anche la consapevolezza della caducità dell’uomo e delle sue debolezze. E’ un modo oscuro e introspettivo di conoscere e di vivere le cose. Nero Fluorescente è un nuovo tipo di romanzo goth, nel senso che qui non trovi castelli, vampiri e spettri, bensì la crisi morale, religiosa e lavorativa dei nostri tempi, ma tutto ciò è visto da una ragazza dark e sorda, il che rende ancora più ‘tenebrosa’ la storia.

Quale definizione daresti al colore “nero fluorescente”? Quali emozioni esso potrebbe evocare sulla tavolozza dei sentimenti umani?
E’ stato il tortuoso percorso esistenziale a portare Viola a conoscere il lato ‘nero fluorescente’ del mondo e a guardarlo con un certo nichilismo. Nero Fluorescente è il colore/sensazione che la protagonista prova nelle circostanze negative della sua vita. Lei è tormentata non solo dalla sordità, ma anche da tutto ciò che la circonda e questo moltiplica il suo stato di angoscia e di incertezza per il futuro.
Il ‘nero’ è il buio del corpo (esistenza) di Viola, quel corpo che contiene la sordità e ‘fluorescente’ è l’anima, fonte di speranza e di luce.

Il gotico è anche una finestra aperta sul soprannaturale: il romanzo gotico è infatti anche caratterizzato dallo stupore provocato dall’inspiegabile e Lovecraft ha dato una svolta nella definizione del genere letterario configurandolo come orrore soprannaturale nella letteratura. In Nero Fluorescente è invece del tutto assente, tale componente, come mai? Qual’è il tuo rapporto con la religione e il mondo dell’occultismo?
Negli ultimi tempi il gotico ha cambiato ‘orientamento’. L’orrore non sta più nell’ignoto o nell’aldilà, bensì qui, sulla terra, nella nostra quotidianità. Più passa il tempo e più il gotico tende ad analizzare la realtà che ci circonda. I malesseri e i disagi si stanno diffondendo, essi nascono dalle delusioni e dallo smarrimento. I nostri sogni si frantumano rumorosamente accanto a noi. E’ triste e sconfortante. Il soprannaturale di Lovecraft è un fattore esterno al personaggio della storia, invece Nero Fluorescente parla delle trasformazioni interiori della protagonista. In quest’ultimo caso, il lettore percepisce la tormentata lotta tra il conscio e l’inconscio del vivere in una collettività presa dal guadagno e dal consumismo.
Con la religione moderna ho un rapporto conflittuale. Prediligo quelle antiche e pagane. Sono attratta e affascinata dall’occultismo, ho letto diversi libri al riguardo e mi hanno aiutato a chiarire molti dubbi.
Differentemente, il tuo racconto è pervaso di temi sociali, ora solo abbozzati (ad esempio l’immigrazione dal Sud al Nord Italia … sei davvero di origini calabresi?), ora affrontati di petto (emarginazione sociale, problema del lavoro, droga). Qual è la tua visione del mondo proposta, subliminalmente, in Nero Fluorescente?
Una visione autodistruttiva dettata dall’assenza di opportunità e di realizzazioni dei propri obiettivi. E’ la ghettizzazione del mondo giovanile soverchiata da una società vecchia che non vuole lasciarci lo spazio di crescita.
Da parte di madre sono di origine calabrese.
Quali sono i gruppi della scena gotica italiana che apprezzi maggiormente e perché?
Di band nostrane che adoro sono tante. Ognuna ci mette del suo a prescindere dal genere che suona e mi trasmette differenti emozioni. Ti cito i gruppi che sto ascoltando in questo periodo: Spectra Paris, Elena Alice Fossi è una donna carismatica e affascinante e la sua musica è inconsueta e originale, come lo è quella dei Kirlian Camera. Ascolto molto Le Vene di Lucrezia, Tying Tiffany, Camerata Mediolanense, Monumentum, Neon. Di recente ho riscoperto i Goblin, il gruppo che ha musicato i film di Dario Argento!
Perché Nero Fluorescente sarebbe “in parte” un romanzo erotico? Quale importanza ha il sesso in Viola?
L’erotismo è parte integrante della crescita della protagonista ma non è il fulcro del romanzo. La condizione d’instabilità di Viola la porta ad uno stato di confusione anche sul sesso. Da qui nasce la sua esigenza di esplorare e vivere le proprie sensazioni e i propri desideri senza preconcetti né ostacoli mentali.

Il racconto mi sembra che sia rimasto ‘aperto’, nel senso cioè che la nostra Viola ben potrebbe tornare a raccontarci gli sviluppi delle sue vicende. Hai mai pensato ad un prosieguo di Nero Fluorescente?
No, non ci sarà alcun seguito al romanzo.

Cosa pensi comunque di proporci per i prossimi tempi?
Il mio secondo romanzo è in stesura finale e ho già buttato giù il soggetto per il terzo…

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