Speciale Tarocchi

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L’importanza che i Tarocchi hanno assunto nella nostra cultura emerge dalla circostanza che, ormai da tempo, si è consci che il mazzo di 78 carte figurate che lo sostanzia non può confinarsi nel mero mondo della storia ludica dell’umanità, ma costituisce un patrimonio estetico e sapienziale che trascende la dimensione del gioco.

Tarocchi di Mantegna

Non si può evitare di menzionare il ruolo fondamentale che ha svolto, in tale sviluppo epistemologico, l’opera enciclopedica Le Monde Primitif, analisé et comparé avec le Monde moderne, pubblicata dal poligrafo, archeologo massone Antoine Court de Gebelin nel 1781, il quale, attraverso un’analisi dei Tarocchi di Marsiglia, ha ritenuto di individuare nelle immagini delle carte le pagine perdute del Libro di Thot, un fantomatico strumento di iniziazione esoterica smarritosi tra le sabbie della misteriosa antichità egizia. Gli occultisti francesi del XIX secolo, dopo di lui, hanno consacrato l’immenso valore dei Tarocchi quale fosse un Liber Mutus, il Maestro che ri-vela (cioè vela due volte) le verità nascoste suggerendo, attraverso le immagini, piuttosto che divulgando mediante esposizione esplicativa, un patrimonio conoscitivo ai più interdetto, anche se non assolutamente inaccessibile (secondo il noto principio: “non date perle ai porci, non le gradiranno e vi si rivolteranno contro”). Alle prime elucubrazioni del parrucchiere francese riscopertosi mago con lo pseudonimo di Eteilla seguirà la pubblicazione di una prima versione esoterica dei Tarocchi, dove lo spregiudicato autore mescolerà l’iconografia tradizionale, ispirazioni egizie e fantasie personali.

Alphonse Louis Constant, meglio noto come Eliphas Levi, ha invece posto i Tarocchi come chiave di volta della sua immensa architettura esoterica compendiata nell’opera in due volumi Dogme et Rituel de la Haute Magie pubblicata in Parigi nel 1855-56, teorizzando un preciso collegamento tra gli Arcani Maggiori – cioè le 22 carte che costituiscono i Trionfi, a cui, nella composizione del mazzo, si aggiungono 56 Arcani Minori, ossia i quattro semi delle carte italiane (bastoni, coppe, spade e denari) – e la Kabbalah degli Ebrei, attraverso la correlazione tra il significato delle lamine e le lettere del loro alfabeto. Ma il Mago francese non si accontentò di esporre i grandi principi del Magismo, dell’Alchimia e della Kabbalah attraverso le carte, ma ha per di più tentato di codificarne l’iconografia. Sebbene, infatti, i Tarocchi esistessero già da secoli (si colloca in Ferrara nel XV secolo la loro prima apparizione certa nelle forma a noi oggi consueta) è anche vero che la loro composizione e, ancor più, le immagini rappresentative degli Arcani, variavano a seconda del luogo di provenienza.

Nell’opera di Eliphas Levi vi sono precise indicazioni su come va rappresentata l’immagine di ciascuna carta e le sue descrizioni, peraltro anch’esse ispirante al mazzo dei Tarocchi di Marsiglia, saranno alla base dei Tarocchi disegnati da Oswald Wirth, massone ed occultista anch’egli, segretario personale di Stanislas De Guaita, altro grande occultista del XIX secolo, uno dei padri fondatori dell’Ordine Cabbalistico della Rosacroce. Wirth attribuirà proprio al De Guaita il merito di aver restituito ai Tarocchi la loro “purezza geroglifica” ma in realtà si deve a lui il merito di essere stato il primo ideatore di un mazzo di Tarocchi occultistici attendibile.

Ma i Tarocchi non sono solo una “Bibbia per immagini” destinata ad una gnosi esoterica, ma anche una fonte di ispirazione artistica di grande rilievo. Il loro emergere dai bassifondi del ludus ha consentito anche di riscontrarne l’immenso valore ispirativo e creativo, id est artistico. Ancor prima del revival ottocentesco i mazzi di Tarocchi tramandati avevano conosciuto un’interessante rapporto osmotico con le arti figurative. Per rendersene conto basterà dare uno guardo al cosiddetto mazzo dei Tarocchi del Mantegna, un’eccelsa opera di carte miniate rinascimentali, sicuramente non realizzate dal prefato illustre artista mantovano ma elaborato da un anonimo incisore della scuola di Francesco del Cossa e diffusosi a Ferrara intorno al 1460.

Uno studio analitico del rapporto tra l’Arte figurativa ed i Tarocchi richiederebbe uno spazio ben più ampio di quello possibile in questa sede, ma quel che si può ora sottolineare è l’essenziale rapporto che esiste tra lo strumento sapienziale e l’Arte, e di come tale relazione si sia sviluppata ai giorni nostri invadendo spazi che originariamente non erano pensabili. Da una parte, infatti, l’arte si è arricchita degli apporti che i Tarocchi occultistici hanno proposto con la loro evoluzione, dall’altra l’iconografia degli stessi ha attinto a piene mani dai movimenti artistici che si sono susseguiti nel tempo. Dopo Wirth, infatti, la storia figurativa dei Tarocchi esoterici non si è arrestata: importanti personalità del magismo successivo si sono infatti adoperate ad imporre la loro impronta non solo sull’analisi del profilo gnoseologico delle carte ma anche sulla rappresentazione iconografica delle stesse. Ecco ad esempio Arthur Waite, membro della società occultistica Golden Dawn, che nell’intento di recuperare gli ideali umanitari ed alchimistici della Rosacroce seicentesca, volle riassumerli in un mazzo di Tarocchi che fu realizzato dalla sua discepola, la pittrice Pamela Colman Smith. Il lavoro durò due anni e trovò pubblicazione a Londra nel 1911 per i tipi della Rider, unitamente ad un libro intitolato La chiave pittorica del Tarocco, invero pubblicato già l’anno prima.

Anche il “Grande Bafometto” del Novecento, ossia il celebre Aleister Crowley, non mancò di dire la sua in fatto di Tarocchi. Egli affidò l’esecuzione del suo Thoth Tarot ad una adepta dell’Argenteum Astrum molto legata al movimento surrealista, ossia Lady Frieda Harris, moglie di Sir Percy Harris, deputato del Parlamento Britannico. L’esecuzione si sviluppò tra il 1938 ed il 1942 e le immagini, in bianco e nero, furono riprodotte sul The Book Of Thot per poi essere stampate, in formato di mazzo di carte a colori, solo nel 1969, quando divennero un “cult” per il movimento hippy statunitense che riscoprì la figura filosofica di Crowley. Si trattò però di una prima edizione dai tipi piuttosto rozzi a cui seguì una riproduzione fedele in acquerello oggi conservata al Warburg Institute di Londra.

Tarocchi di Rider-Waite

E se l’iconografia dei Tarocchi occultistici ha sentito il bisogno dell’apporto di veri artisti, nondimeno grandi pittori non sono riusciti a sottrarsi al fascino dei Tarocchi, al potente crogiolo ispirativo che il Mistero, che comunque avvolge tal strumento della Tradizione, è capace di temprare. Tra i grandi artisti italiani che hanno realizzato un loro mazzo di Tarocchi va sicuramente mentovato Renato Guttuso, che ne realizzò uno nel 1971 per la casa Editrice Modenese. L’artista, scevro da qualsiasi intento esoterico, intese rappresentare, con efficaci figure tratte dal quotidiano, la simbologia del difficile rapporto tra la fatalità umana e la Fatalità cosmica.

All’immenso fascino che le lamine degli Arcani esercitano sull’immaginazione non poteva poi certo sottrarsi il signifer del Surrealismo: la reinterpretazione dei Tarocchi da parte di Salvator Dalì nasce dalla collaborazione con Rachel Pollack, studiosa di esoterismo, la quale sottopose al Maestro di Figueras una serie di immagini che potessero conferire all’opera un senso di universalità. Dalì realizzò il suo mazzo di Tarocchi negli ultimi anni della sua vita (1971), apparendovi peraltro in autoritratto nella lamina de El Mago

A volte grandi pittori ed importanti movimenti artistici hanno ispirato, con il loro inconfondibile stile, la realizzazione di mazzi di Tarocchi eseguiti da parte di autori contemporanei, che, influenzati dalla lectio dei Maestri, hanno eseguito opere interessantissime per una loro recuperata originalità. È il caso de I Tarocchi di Bosch, giammai realizzati dall’artista fiammingo bensì da A. Alexandrov Atanassov sul finire del secolo scorso, ispirandosi al di lui figurinismo; nel medesimo modo sono stati realizzati, ad esempio, i Tarocchi di Klimt o i Tarocchi Art Nouveau (riadattamento dell’illustratrice milanese Antonella Castelli nel 1998 delle figure allegoriche tradizionali attraverso lo stile grafico decorativo a la Mucha) e via dicendo.

I Tarocchi appaiono ancora oggi, quindi, una portentosa macchina ispiratrice che trova sempre nuovi adepti, intenti a riscoprirne il significato sapienziale e nondimeno a nutrire la loro immaginazione per alimentarne la creatività. Alejandro Jodorowsky li pone, infatti, alla base del suo percorso esistenziale ed artistico, come spiega nella sua La via dei Tarocchi (libro realizzato nel 2004 coadiuvato da Marianne Costa), affrontandone l’analisi epistemologica ed esoterica e, nel contempo, proponendo una nuova, meticolosa, ricostruzione dei Tarocchi di Marsiglia, da egli reinterpretati (con un intento conservativo e non innovativo) anche da un punto di vista iconografico, avvalendosi della mano di Philippe Camoin.

E se nel Novecento erano soprattutto i Surrealisti ad essere suggestionati dal mondo immaginifico dei Tarocchi, nel terzo millennio è invece l’Art Fantasy a subirne l’influenza ed a raccogliere nel suo grembo i semi per una nuova forma di creatività. Fondamentale ricordare, a questo punto, l’opera del grande illustratore Luis Royo. L’artista spagnolo, dopo aver realizzato The Black Tarot, ossia un mazzo di Tarocchi le cui immagini sono tratte da suoi precedenti Art Books (ad es.: Conceptions I, II, III, Prohibited I, II, Malefic, ecc.), ha quindi messo mano ad un’opera dedicata espressamente ad essi, The Labirynth: Tarot, un volume pubblicato nel 2004-2005 in cui riproduce, secondo la propria ispirazione e la propria mano, le immagini degli Arcani, a cui viene affiancata una spiegazione tradizionale della carta corrispondente. Le figure del libro sono quindi state utilizzate anche per la composizione di un mazzo di carte.

Un mazzo di Tarocchi è stato altresì tratto da Favole, la trilogia dark fantasy edita a partire dal 2006 e magistralmente illustrata da Victoria Francés. L’artista spagnola è molto sensibile al gusto Preraffaelita miscelato a suggestioni vampiristiche e il notevole impatto emozionale che provocano le sue illustrazioni sono finite a rappresentare anche le immagini ispiranti ed ispirate degli Arcani.

Ma la creatività scaturente dai Tarocchi oggi esce dai confini dell’arte figurativa e se già Niki de Saint-Phalle, realizzando addirittura un fantastico Giardino dei Tarocchi, costruito a Garavicchio, presso Capalbio, era evasa dagli ambiti dell’illustrazione e della pittura, oggi vi è anche il tentativo di esprimere l’affascinante universo degli Arcani in musica.

La Invisible Eye, infatti, a partire da questo anno, ha intrapreso l’ardua opera di mettere insieme un mazzo di … compact disks (più precisamente cd-r in formato 3”) con cui celebrare in musica il misterioso universo dei Tarocchi.

La continua espansione dei confini creativi dell’uomo trova quindi nei Tarocchi un veicolo privilegiato, forse a tratti “abusato” ma mai obsoleto. La diretta connessione tra gli Archetipi sapienziali e la suggestiva dimensione simbolica degli Arcani alimenta un pozzo inesauribile di ispirazioni che si riversano sull’Uomo impegnato nel difficile cammino di ritrovare sé stesso, oggi più che mai sperduto tra gli sfavillanti luccichii ed ammiccamenti del corrotto mondo della vanità.

Tarocchi di Dalì

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