Blood Axis: Born Again

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Ver Sacrum Sono tornati davvero. Non ci credeva più nessuno, ormai. Dopo 15 anni esce il secondo album di uno dei gruppi che ha lasciato il segno tanto nell’industrial quanto nel neofolk. Le poche, rare tracce centellinate nel corso degli anni, oltre al tour di qualche anno fa, lasciavano intendere che il gruppo avesse preso una direzione più spiccatamente folk, ma non che avesse quasi completamente abbandonato le origini. Se proprio si deve usare un aggettivo per descrivere il nuovo Blood Axis, direi che quello più adatto è: epico. “Mâdhu”, ad esempio, è uno dei brani più potenti dell’intera raccolta. Cantato in inglese antico, si avvia con le cornamuse come una marcia guerriera fino a squarciarsi in una apertura melodica che trasforma completamente il brano. C’è un senso di fierezza indomita nella musica, è come sospesa nel tempo, antica e moderna allo stesso tempo, e da questo punto di vista il lavoro di Robert Ferbrache in fase di produzione e con le chitarre è semplicemente fantastico. Sentitelo in “The Path”, felice via di mezzo tra neofolk e tardi sixties, o in “Erwachen In Der Nacht”. Per i più nostalgici c’è giusto “Hard Iron Age”, con tanto di chitarre trattate di Bobby Beausoleil (famoso tanto per la colonna sonora di Lucifer Rising di Anger quanto per essere stato un membro della Family di Manson), che può essere ricondotta ai Blood Axis prima maniera. Unica nota negativa è che Michael Moynihan non ha ancora imparato a cantare, ma pazienza, Born Again resta un disco magnifico.

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