Boredoms

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Boredoms © myspace.com/boredoms

Sono da sempre un fan dei Boredoms, uno dei primi gruppi giapponesi a giocare con il noise nelle sue varie (dis)articolazioni. Nel corso degli anni la loro musica è cambiata più e più volte, arrivando all’attuale forma che altro non è che un grosso calderone che mescola di tutto, in pieno stile tipicamente nipponico: noise, jazz, rock, elettronica, avanguardia, metal, drone e, fondamentalmente, almeno una frazione di qualunque genere musicale vi possa venire in mente. D’altronde, vista la militanza e le collaborazioni dei due membri principali, vale a dire Hatanarash, Naked City, OOIOO, Sonic Youth, Painkiller, Flaming Lips, giusto per citare i più famosi, la cosa non sorprende più di tanto. Tra le ultime performance del gruppo, la più memorabile è sicuramente 77 Boadrum: il 7/7/2007, alle 7:07 in quel di New York, i Boredoms suonano dal vivo con ben 77 batterie. Sì, avete letto bene, settantasette. L’evento di stasera è una versione in miniatura di quel concerto. Purtroppo non c’è nessun gruppo ad aprire la serata. Tuttavia, probabilmente per motivi di policy (leggasi: per vendere qualche birra in più), il locale apre comunque alle 7, nonostante i Boredoms siano previsti per le 9. Così, ad aprire la serata, c’è solo tale DJ Spykidelic. Per carità, un’ottima selezione musicale a base di Neu!, Fuck Buttons, Throbbing Gristle, Animal Collective, Portishead e altro ancora, però due ore piene sono un po’ troppe per chiunque. Molti infatti arriveranno al locale solo verso le 8.30, tuttavia, pur di mantenere l’ambito posto in primissima fila, scelgo di sorbirmi tutto il set.

E finalmente arriva il momento tanto atteso. La formazione vede “solo” 7 batterie, e il nucleo storico composto da Yamantaka Eye, Yoshimi P-We e Yo2ro, è affiancato da una serie di batteristi reclutati per l’occasione: Hisham Bharoocha (Soft Circle/ex-Black Dice), Zach Hill (Hella), Butchy Fuego (Pit Er Pat), Kid Millions (Oneida), Jeremy Hyman (Ponytail), oltre a Shinji Masuko (DMBQ) alla chitarra e strumenti elettronici vari.

Gran cerimoniere della serata è senza dubbio Eye, alla voce e al synth. Eye suona anche un altro strumento, una specie di enorme totem di chitarre. È fatto da sette chitarre montate insieme in un unico, enorme blocco. Le chitarre, già accordate con accordature aperte, sono o graffiate con le mani o percosse con un bastone direttamente sui manici, in modo da generare degli armonici che si trasformano in lunghi drone. Una roba che forse giusto gli Einsturzende dei tempi buoni avrebbero potuto pensare. Altra trovata di grande impatto è stata far arrivare Yo2ro sul palco attraversando il pubblico mentre suona una batteria trasportata tramite una portantina, una scena da vero festival giapponese. “Festival” è proprio il termine più adatto, perché il suono tribale delle batterie, unito allo scatenatissimo Eye che grida, ulula, si contorce, salta e guizza dappertutto come una scimma riporta alla mente le tradizioni folkloriche del Giappone. La musica spazia da brani più concitati a – pochi – momenti più lenti, che lasciano spazio ai synth, mentre le voci di Eye e Yoshimi si rincorrono a vicenda. Alle volte cantano in giapponese, ma spesso sembrano emettere dei suoni disarticolati o cantare in una lingua inventata di sana pianta. E i batteristi ovviamente sono il piatto forte. Scegliere chi guardare è difficile: tutti seguono lo stesso pattern, ma ognuno aggiunge il suo tocco personale, creando così sia un profondo suono compatto come base, sia una sottile poliritmia che si riesce a distinguere a malapena, ma che c’è e fa la differenza. Non è un suono da “stato di trance”, al contrario, è un suono pieno e che riempie, verrebbe quasi da dire “melodico”, ma non è neanche il termine giusto. E quando Eye alza le braccia al cielo, sembra di assistere a un inno al sole di una qualche tribù primitiva. Non c’è un momento di pausa, anche se i brani sono diversi tra loro (mi è sembrato di riconoscere un pezzo di Vision Creation Newsun, ma non posso confermare non avendo sottomano il CD), le batterie fanno da collante. C’è spazio persino per il bis, una quindicina di minuti di suoni acquatici e minimali, con le batterie appena sfiorate che, dopo tanta furia, finalmente si acquietano.

I Boredoms dal vivo sono una forza della natura, e le loro performance sono strepitose. Se dovessero suonare anche in Italia, fate i salti mortali pur di andare a vederli.

Boredoms

Boredoms © myspace.com/boredoms

Links:

Boredoms: sito ufficiale

Boredoms @ MySpace

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