How To Destroy Angels: How To Destroy Angels

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Non era chiaro cosa Trent Reznor avrebbe fatto in questa lunga pausa (con stop definitivo dell’attività live) dei suoi Nine Inch Nails. Sicuramente non mi aspettavo quella che alla fine era l’opzione più ovvia, ovvero una nuova band insieme alla sua fresca-di-nozze moglie Mariqueen Maandig, già front-woman della band indie West Indian Girl. La formazione degli How To Destroy Angels, esplicito omaggio ai Coil nel nome, comprende anche Atticus Ross, collaboratore di Reznor sin dai tempi di With Teeth mentre ad Alan Moulder, altra “veterana” spalla dell’era NIN, viene affidato ancora una volta il banco di regia. Il gruppo, mentre era al lavoro per produrre il primo album, ha deciso di pubblicare sei brani finiti in questo omonimo EP, disponibile gratuitamente in formato digitale dal sito howtodestroyangels.com (al limite per 2 $ in più potete scaricarvi l’edizione con i file audio ad alta qualità), mentre più avanti l’opera sarà disponibile sia in CD che nell’immancabile limited-edition in vinile. Come primo impatto i brani di How To Destroy Angels sembrano sì carini ma anche un po’ leggerini e privi di grande spessore, ma ad ascolti ripetuti le accattivanti melodie, unite ai curatissimi suoni, entrano nella pelle sempre più in profondità. Le tracce sono state costruite con il processo creativo che Trent Reznor ha sperimentato ai tempi di Year Zero: la band ha lavorato quindi innanzitutto sui suoni, o meglio su singoli frammenti che poi, in una sorta di cut-up sonoro sono stati assemblati in costruzioni più ricche, e trasformate infine, in un processo graduale di raffinamenti successivi, nei pezzi finali. Musicalmente gli HTDA si collocano in una terra di mezzo tra indie-pop, elettronica sognante stile trip-hop e industrial: languide melodie sono così rese più aspre, e alla fine anche più intriganti, da una marea di inserti sonori distorti e piacevolmente fastidiosi. Questo EP è un po’ un trionfo della forma sulla sostanza anche se mettendo ogni singolo brano a nudo, scarnificandolo dalle decine e decine di strati sonori depositati, viene sempre fuori se non un capolavoro senz’altro una canzone più che discreta. La Maandig non è esattamente Diamanda Galas o Lisa Gerrard ma ha una voce tutto sommato pregevole, sebbene non molto potente, che fa anche la sua figura nelle atmosfere languide di cui si compone l’opera. Sicuramente gli HTDA meritano un ascolto vista poi la possibilità di scaricare gratuitamente questo EP: mi azzarderei anche a candidarli per la mia playlist 2010 ma questo più per demerito altrui che per merito proprio…

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