Front Line Assembly: Improvised Electronic Device

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A tre anni dal mcd Fallout ed a quattro dal precedente full-lenght Artificial Soldier, i Front Line Assembly tornano con Improvised Electronic Device. Il disco, preceduto dal singolo “Shifting through the lens” (recensito lo scorso mese), è caratterizzato in massima parte dall’uso massiccio della chitarra elettrica, mai così presente dai tempi di Millennium, sin qui il disco in cui la contaminazione tra chitarre ed elettronica era stata piu’ marcata. Non una novità in assoluto quindi nel sound della band canadese, le cui peculiarità sono sempre evidenti: elettro-industrial di eccellente fattura, per un disco che nel compleasso non esito a definire ottimo! Sugli scudi quindi il già citato singolo ed “Hostage”, brani dalle strutture piu’ prettamente elettro, con la prima che (come ho già scritto lo scorso mese) mi ricorda alcuni movimenti della leggendaria “Plasticity”. Sul fronte dei brani dove la chitarra è maggiormente in evidenza si segnalano “Angriff” (anch’essa già inclusa nel singolo) e “Release”; belle anche l’iniziale title-track, “Laws of deception” e “Aftrer life”, il brano che, unitamente alla conclusiva strumentale, “Downfall”, incarna il lato piu’ delicato e “melodico” dell’album. In definitiva l’unico pezzo che proprio non mi è piaciuto è “Stupidity”, che si avvale della partecipazione di Al Jourgensen e suona a tutti gli effetti come un brano dei Ministry, ovvero, troppo tirata e quasi metal per i miei gusti. Forse Improvised Electronic Device non è il miglior album della discografia dei Front Line Assembly, ma certamente si tratta di un ottimo disco, per una band che non ha quasi mai deluso i suoi fans e che si conferma stella di prima grandezza del panorama elettro-industrial. Bentornati, maestri!

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