Skinny Puppy

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Skinny Puppy al Rock Planet/Foto di Grendel

Ogni volta che mi accingo a vedere in concerto una band storica, o “seminale” che dir si voglia, non posso fare a meno di domandarmi quanto potrà essere alto il rischio di incappare in una cocente delusione, causata dall’eventuale mancanza, da parte degli artisti, di energia e motivazione. C’è poi da dire che, talvolta, i musicisti del giro dei “riesumati” non riescono a reggere l’impatto con il palco perché, nonostante l’età, hanno alle spalle poca esperienza live (in ambito rock ciò non capita quasi mai, invece nella scena synth/electro non è affatto cosa rara!), ma per fortuna queste considerazioni non hanno niente a che fare con gli Skinny Puppy, pionieri e seminali quanto vuoi ma che tutto sono tranne che stantii, sorpassati o poco coinvolti in ciò che fanno.

Per la verità Nivek Ogre e soci sono uno schiaffo in faccia a quelle formazioni dell’area electro-industrial che non sono mai riuscite a capire il significato delle parole “performance” e “intrattenimento”, visto che lo show dei tre è tutto un tripudio di colori, sollecitazioni visive in continuo mutamento, bellissimi costumi scenici, trovate scenografiche, giochi di luce a dir poco fantasmagorici, sangue finto e un sound pieno e potente che, unito a quanto detto in precedenza, ti fa perdere la cognizione dello spazio e del tempo (un’ora e mezzo di concerto è letteralmente volata via e, a giudicare dai commenti raccolti in giro, mi è sembrato che un po’ tutti condividessero tale opinione).

Il non molto numeroso pubblico presente al Rock Planet (si parla di poco più di duecento persone, ma nella settimana di Ferragosto non c’era da aspettarsi di meglio…) non poteva staccare gli occhi dal magnetico frontman, che nonostante il deambulatore, le stampelle, l’altissimo cappello a punta e la doppia maschera (non oso davvero immaginare il caldo che quel poveretto può aver sofferto!) è riuscito a muoversi con una certa destrezza nel piccolo palco a disposizione, ma non si può dire che anche i suoi due compari (parecchio più sobri nell’abbigliamento!) non abbiano giocato un ruolo importante per la riuscita dello show. In particolare Justin Bennett, con il suo drumming tribale secco e preciso è riuscito benissimo ad attirare l’attenzione del pubblico, essendo il genere di batterista spettacolare da vedere oltre che piacevole da sentire. Mi ricorda Mike Bordin (e non solo per la capigliatura!), ma questa è un’altra storia e non vorrei davvero divagare troppo, per cui torno a parlare del frontman e delle sue maschere in lattice, che ogni fanatico di film horror presente in loco avrà apprezzato e studiato nei minimi dettagli (e, a proposito di film horror e del cantante dei Puppy, avete visto Repo! The Genetic Opera? Se non siete allergici ai musical ve lo consiglio, se non altro per vedere il buon Ogre in veste di attore e, tanto per cambiare, con una maschera indosso!).

Tra le varie note positive che hanno caratterizzato la serata c’è stata anche l’apprezzabile qualità del sound, cosa che mi ha abbastanza sorpreso perché in altre occasioni, sempre nel locale romagnolo ma con gruppi della scena rock/metal, non mi era proprio sembrato di notare la stessa nitidezza e pulizia, inoltre la reazione del pubblico è stata mediamente buona visto che sia il materiale più recente dei canadesi (vedi ad esempio le song “Pedafly”, “Ugli” e “Politikil”) che quello datato (ad esempio le celebri “Worlock”, “Tormentor”, “Addiction”, “Assimilate” e via dicendo…) sono state accolte con grande entusiasmo dai convenuti, continuamente in bilico tra la voglia di muoversi/ballare e quella di stare fermi per poter godere appieno dello spettacolo offerto, oltre a cercare di capire cosa diavolo avesse indosso il cantante, che a ogni cambio doveva essere aiutato da una o due persone del suo staff!

Concludo dicendo che c’è da ringraziare il cielo per aver potuto assistere ad uno spettacolo del genere (che definirei, senza esagerazioni, abbastanza unico…) anche qui nella Spaghettiland, trovandosi la band a quattro centimetri quattro dalla faccia, e che parecchi si sono stupiti nell’osservare quanto disponibili e alla mano fossero i componenti del gruppo (tanto per dirne una, il tastierista cEvin Key ha passato moltissimo tempo a fare autografi e a chiacchierare con i fan al termine dello show). Auguriamoci quindi che cose di questo tipo capitino sempre più spesso dalle nostre parti, e soprattutto lunga vita agli Skinny Puppy!

Setlist concerto:
Love In Vein — Hatekill — Addiction — Dogshit — Deadlines — Politikil — Pedafly — Rodent — Tormentor — Pro-Test — Morpheus Laughing — Ugli — Assimilate — Worlock — Shore Lined Poison

Skinny Puppy al Rock Planet/Foto di Grendel

 

Skinny Puppy: sito ufficiale

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