Sospinti da un battage pubblicitario notevole e trascinati da un ottimo singolo come “Better than love”, gli Hurts realizzano Happiness, album attorno al quale si era creata grandissima attesa.  Il duo britannico formato da Theo Hutchcraft e Adam Andersson (entrambi reduci da esperienze in altre bands ed ora supportati da un team di esperti produttori) rispolvera le inconfondibili atmosfere anni’80, a cominciare dal loro elegantissimo look, rinnovando la nostalgia per un periodo (almeno dal punto di vista del sottoscritto e di buona parte dei miei coetanei) musicalmente irripetibile. A dispetto del titolo, di felicità in Happiness sembra trasparirne assai poca, visti i toni sommessi e malinconici del disco, caratterizzato da un synth-pop alquanto cupo ed in alcuni tratti forse sin troppo compassato (la sequenza “Illuminated” – “Evelyn” rasenta la noia). Ascolto dopo ascolto, il disco però cresce e se “Better than love” (l’unico episodio ballabile del disco ed inevitabile singolo-tormentone) risulta vincente sin dal primo colpo, chi ama l’elettro-pop e la new-wave non può non apprezzare i toni enfatici di “Sunday”, l’elegante malinconia dell’ iniziale “Silver lining”, “Wonderful life” e “Blood tears and gold”. Non manca l’ospitata illustre di una star del pop come Kylie Minogue in “Devotion”, a ribadire come Happiness si ponga come ideale ponte tra il pop-mainstream e l’indie. Per gli Hurts si sono sprecati i termini di paragone: dai Depeche Mode agli Human League, dai Pet Shop Boys (innegabilmente la foto di copertina ricorda tantissimo quella di “Actuallly” del duo Tennant/Lowe) ai Tears For Fears….paragoni veri ed opinabili al tempo stesso, come spesso accade in questi casi. Ennesima “operazione nostalgia” destinata a lasciare il tempo che trova o primo atto di un duo che pare avere i numeri per regalarci musica di classe, “elegante” ed al tempo stesso accessibile? Ai prossimi lavori l’ardua sentenza, per ora direi che Happiness è un discreto disco, che alterna episodi ottimi ed altri forse un pò stucchevoli, ma che merita certamente l’attenzione di tutti gli amanti delle atmosfere elettro-pop degli anni’80.