Se ci sono un gruppo ed un disco a cui va dato il merito di aver riportato in auge la darkwave, questi sono indubbiamente gli Interpol ed il loro album d’esordio, “Turn on the bright lights”. Da quell’ottimo disco sono passati ormai otto anni e se il revival di certe sonorità e sempre piu’ in voga (evidenziando in primis la crescita irresistibile degli Editors, che pur con il loro ultimo disco si sono un pò staccati da questo filone), gli Interpol sembrano invece aver perso la bussola e non essere ancora riusciti a riprendersi dal successo di un esordio così fragoroso. I successivi “Antics” e “Our love to admire” avevano raccolto pareri contrastanti, tanto da parte della critica quanto tra i fans, normale quindi l’attesa per questo disco, intitolato con lo stesso nome della band, cosa che di solito avviene per gli album d’esordio. Questa scelta voleva forse sottolineare la voglia di ripartire da zero? Di certo non siamo in presenza di una svolta stilistica pari a quella compiuta dai già citati Editors con l’eccellente “In this light and on this evening”: il sound è sempre tipicamente Interpol, con la voce di Banks ad inseguire sempre il fantasma di Ian Curtis e le atmosfere sono ora piu’ che mai cupe e sofferte, ma purtroppo il livello delle canzoni è abbastanza modesto, per quello che pare essere un mero esercizio di stile ed anche dopo ripetuti ascolti “Interpol” non decolla e non entra mai nel vivo. Se l’iniziale “Success” è un bel pezzo che lascia ben sperare, le successive “Memory serves” e “Summer well” sono episodi decisamente interlocutori e tutt’altro che memorabili; “Lights” (primo singolo estatto dal disco) è indubbiamente il miglior pezzo dell’album e questa sì, sembra farci tornare ai fasti del primo album, ma già la successiva “Barricade” (secondo singolo) riabbassa i toni e torna ad incanalare l’album nei binari della mediocrità che contraddistinguono anche la seconda metà del disco con l’eccezione della sola “Try it on”. “Interpol” ci trasmette la sensazione di un gruppo stanco, infilatosi in un vicolo cieco da cui non si intravedono possibilità d’uscita.