Culture Kultur: Spirit

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Chi ha detto che il future-pop è morto? Dischi come Spirit sembrano fatti apposta per dimostrare che il genere è ancora vivo e vegeto. Cinque anni dopo l’acclamato Reborn, i Culture Kultur realizzano questo nuovo disco con cui proseguono a percorrere i sentieri del future-pop più melodico e ballabile, ma facendo ulteriori progressi in fase di songwriting, per quello che è decisamente il miglior album della band spagnola. Pezzi come le iniziali “Sieged” e “Blind man” sono ottimi esempi di future-pop: una miscela perfetta di melodia (la voce di Salva Maine è sempre molto bella) e ritmo; riuscita la cover di “Love will tear us apart”: una rilettura elettro-pop che non stona a questo classico immortale e che non deve far gridare allo scandalo. “Dead second” abbassa il ritmo e proprio in pezzi come questo si evidenziano i progressi a cui facevo riferimento: un brano dal mood intimista con validissimi arrangiamenti che potrebbe ricordare certe cose dei Depeche Mode ultimo periodo. “Drum Machine” torna invece a far battere il ritmo, ma con una melodia decisamente ariosa che accosterei agli State of the Union. Decisamente belle anche le linee di synth di “Unforgiven” che introducono ad un refrain micidiale, di quelli che non riesci a toglierti dalla testa; si procede con altri gradevolissimi pezzi (“My voice” su tutte), per un disco che in pratica non accusa passaggi a vuoto nelle sue undici tracce. Per i fans di VNV Nation, Assemblage 23 ed appassionati di future/elettro-pop in genere, Spirit è un disco assolutamente raccomandato!

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