Trent’anni e non sentirli. Era il 1980 quando i Killing Joke esordivano con l’omonimo album, disco capolavoro e caposaldo del post-punk; la line-up originale, costituita da Jaz Coleman (voce e tastiere), Kevin “Geordie” Walker (chitarra), Martin “Youth” Glover (basso) e Paul Ferguson (batteria) si dissolse dopo il terzo album (Revelations, 1982) con la fuoriuscita di Youth a cui, qualche anno dopo, fece seguito quella di Ferguson.  La coppia Coleman/Walker ha portato avanti il progetto in questi anni realizzando in massima parte ottimi album ed avvalendosi di altri collaboratori, sino alla ricomposizione della formazione originale, seguita da un tour e che ora approda alla realizzazione del nuovo Absolute Dissent, disco che mette in evidenza una band in gran forma e con molte cose da dire. Il ritorno della sezione ritmica dei primi dischi non è sinonimo di un disco esclusivamente post-punk o di una mera riproposizione del passato; com’era abbastanza prevedibile, Absolute Dissent suona molto piu’ vicino agli ultimi dischi della formazione inglese, rispetto ai quali è però di una spanna superiore ed anzi, per quanto mi riguarda si tratta di uno dei migliori album in assoluto dei Killing Joke. Le dodici tracce qui incluse mescolano l’industrial-rock di Pandemonium, le asperità hard-rock di Hosannas from the basement of Hell e la sensibilità dark-decadente di Night Time e Brighter than a thousand suns; un disco quindi che è la summa di trent’anni di carriera, con l’incomparabile voce di Jaz Coleman, autentico sacerdote dell’Apocalisse, a cambiare modulazione passando da momenti piu’ melodici ad altri piu’ urlati e grintosi. L’iniziale title-track è una chiara dichiarazione d’intenti: ancora una volta i testi sono corrosivi e diretti, per una band che urla tutta la sua rabbia per la situazione politico-economica mondiale, una rabbia che tocca uno dei suoi apici nella devastante “The Great Cull” (ascoltandola ho la sensazione di vedere davanti a me Jaz Coleman col volto trasfigurato dalla grinta che ha sul palco); altrettanto riuscita la successiva “Fresh fever from the skies”, mentre “In Excelsis” e “European Super State” rappresentano episodi piu’ melodici, con refrain immediati ed originali cadenze elettroniche nella seconda. “The Raven King” è forse la migliore canzone dell’album: un pezzo dalla melodia e dai cori struggenti, dedicata, pur se non esplicitamente, a Paul Raven, bassista per tanti anni della formazione inglese e scomparso tre anni fa. Altrettanto gradevoli le linee melodiche di “Honour the fire”, mentre “This Word Hell”, “Depthcharge” ed “Endgame” sono gli episodi più immediatamente riconducibili al sound di Hosannas from the basement of Hell e quindi particolarmente dure. Chiudono il disco “Here comes the singularity” e “Ghosts of Ladbroke Grove” (brano intriso di malinconia per una Londra che forse non c’è piu’), due episodi leggermente inferiori al resto dell’album, ma che non ne inficiano assolutamente il valore; Absolute Dissent è un ottimo disco, che si inserisce a pieno merito tra i migliori episodi della discografia dei Killing Joke e che (ammesso che ce ne fosse ancora bisogno) ne consacra il ruolo di protagonisti assoluti della scena “alternativa” in questi ultimi trent’anni.