Blood Thirsty Demons: Misanthropy

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Oltre alla ristampa (opportunamente ri-registrata) di “Let the war begins” del 2005, BTD rilascia il settimo sigillo di una carriera giunta ormai al compimento del decennale. Misanthropy è introdotto dal sacrale intro “In Lucifer’s hand”, ma dalla title-track in poi è un susseguirsi di pezzi forsennati come “Black witches” e “Death is calling” ove è chiara l’influenza esercitata sul mastermind Cristian Mustaine dal thrash americano, quivi prevalente rispetto ad altri elementi riferibili a Mercyful Fate ed a Death SS, comunque sempre ben saldi numi tutelari del progetto. E la rendition di “Come to the Sabbath”, pezzo di marca Black Widow particolarmente amato da Steve Sylvester, funge da ideale cordone ombelicale collegante Blood Thirsty Demons ai citati padri dell’horror metal italico. Il monolitico incedere di brani votati all’impatto devastante (l’atletismo di “They say”) più che all’atmosfera potrebbe alienare il pubblico più incline all’ascolto cogitabondo accompagnato da ambientazioni catacombali evocate da plumbei cantici (trovo più efficaci i mid-tempos a la “Cthulhu”), certo che in questo disco non mancano passaggi evidenzianti una buona padronanza tecnica, come certo genere pretende (il rifferama serrato ed obscuro dell’articolata “Suffering of the vampire” spezzato da un incisivo solo e citante i Black Sabbath nel finale). La creatura BTD continuerà ad abitare i più reconditi anfratti dell’underground tricolore, non essendole congeniale l’esposizione mediatica di massa, rimane un esperimento interessante e meritevole di attenzioni e lodi, se non altro per l’impegno caparbio che il polistrumentista Mustaine instilla nelle sue produzioni, spontanee come lo erano quelle degli anni ottanta nei confronti delle quali evidenzia una ideale devozione.

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