Non ho ancora capito come mai questa fantastica band, in Italia, non se la fila nessuno… La scorsa estate, al loro concerto in terra romagnola, ci saranno state al massimo cinquanta persone (incluse quelle che erano lì per lavorare e non per divertimento…), e sinceramente la cosa non ha senso perché i canadesi fanno dei bei dischi, hanno un’immagine “giusta” e una front-woman carismatica come poche, inoltre dal vivo spaccano e, per dirla in parole povere, si mangiano il palco. Dopo l’ottimo Walking with strangers eccoli tornare con un album davvero valido e curato nei dettagli, composto da brani dalla struttura ben bilanciata nei quali convivono l’elemento “aggressivo” (e quindi i riffoni pesanti di M. Falcore e Rainbow…) e quello pop-danzereccio (termine che, mai come in questo caso, va considerato nella sua accezione positiva), sapientemente miscelati in fase di produzione dalla band stessa e da Dave “Rave” Ogilvie. Come al solito i TBM evitano la trappola dei fillers e ci propongono un disco che fila via liscio come l’olio dove ognuno dei brani ha un suo perché, a partire dagli ottimi “Shallow grave” o “Pale” e continuando con i vari “Midnight”, “Sleepwalking” o con il singolo “In the dark”. Oggi come oggi il synth-rock oscuro e sognante ma anche diretto ed efficace di Chibi e soci è unico nel suo genere, e Pins and needles riconferma il talento di un gruppo che, nonostante le apparenze (l’impressione è che qualcuno, nel giudicarlo, si sia soffermato soltanto sul look…), non è secondo a nessuno in quanto a qualità della proposta e professionalità.