Cyclobe: Wounded Galaxies Tap At The Window

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Fa uno strano effetto scrivere del nuovo Cyclobe a pochi giorni dalla scomparsa di Peter Christopherson. Stephen Thrower e Ossian Brown infatti hanno collaborato a lungo con i Coil, il primo fin dai tempi di Scatology. Cito i Coil – in particolare quelli di Remote Viewer – perché è il primo nome che viene in mente ascoltando Wounded Galaxies fin dalla struggente apertura speziata di misticismo di “How Acla Disappeared From Heart”, che prepara il mood per “The Woods…”, dove si sprofonda in sedici minuti di ipnotiche distese fatte di morbidi ritmi dal sapore vagamente etnico/tribale sfiorati da suoni, rumori, squilli di trombe e fruscii che vanno e vengono come fantasmi che si avvicinano pian piano.

“Sleeper” è forse il brano di più stretta osservanza industrial/dark ambient, almeno nella parte iniziale, che scivola via in passaggi di piano e vocine di bambini per lasciare spazio ai drone e ai riverberi siderali di “Wounded Galaxies”.

A meno di altre uscite significative da qui alla fine del mese, per me questo è già l’album dell’anno.

Per ora è disponibile solo in vinile, 500 copie, mentre un’edizione in CD è prevista per i prossimi mesi.

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